Storia di Canino La Collegiata – Tesori Storie e Leggende del Lazio

Storia di Canino - La Collegiata

La Collegiata, edificata nel 1793 dall’architetto Camporesi, è ricca di capolavori artistici che costituiscono un vero patrimonio. Entrando in chiesa si impone immediatamente alla vista la linea architettonica che è propria del neo-classico.

La costruzione, pulita nelle linee, è ben equilibrata nel gioco delle navate e nella parte più interessante a croce dove la luce crea un gioco che dà al tutto una certa grandiosità.

Di fronte, nel fondo, sull’abside, grandeggia la tela con le figure dei due protettori, i compatroni di Canino, i santi Giovanni e Andrea, il primo raffigurato mentre, ispirato scrive il Vangelo ed ha vicino ai piedi il simbolo suo: l’aquila.

Il lavoro è opera del pittore Cervi. Facendo il percorso a sinistra ci si imbatte in un vero capolavoro di scultura rinascimentale: il fonte battesimale, opera di Mastrangelo di Montefiascone. Il marmo è stato finemente lavorato: nel pilastrino centrale che emerge dalla conca, sono i bassorilievi dei Santi Pietro, Andrea e Giovanni evangelista racchiusi in miniaturate nicchiette.

Il gioiello della Collegiata è costituito dalla cosiddetta Pala Torlonia dove è raffigurata una soave Vergine con Bambino, venerata dai Santi Gregorio papa, Girolamo penitente, Bartolomeo apostolo e Romualdo fondatore dell’ordine dei camaldolesi. Questa tavola è opera del grande maestro fiorentino Mariotto Albertinelli (1474-1515).

Recentemente l’opera è stata sottoposta a restauro. Osservando queste figure si rivive lo spirito equilibrato, sereno, composto del Rinascimento. I volti della Vergine e del Bambino sono una delle più elevate espressioni nella raffigurazione rinascimentale.

Nel transetto a sinistra vi è la grande tela con la esaltazione dell’Eucaristica e con le figure di S. Tommaso e di S. Bonaventura, i cantori del grande Sacramento e S. Rocco con il cane fedele.

Fiancheggiano questa opera di Sebastiano Conca due pregevoli opere di diverso periodo: la tela del pittore Wicar che raffigura Pio VII Chiaramonti, il papa che fece principe di Canino Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone, dove si osserva il grande pontefice seduto con paramenti pontificali e reso volumetrico da un sapiente gioco di luce su fondo cupo; mentre l’altro lavoro raffigura S. Francesco da Paola, in umile atteggiamento. Nell’abside, sulla sinistra della tela del Cervi, notiamo un bel lavoro di scuola peruginesca: il Presepe.

Sul fondo di un paesaggio prettamente di sapore umbro, sotto una capanna che crea un interessante gioco prospettico, vi sono le figure della Madonna, di S. Giuseppe e del Bambino che emanano una serenità celestiale.

Tutto è sapientemente dosato, in un ambiente che costituisce la caratteristica dell’arte del grande maestro di Raffaello: il Perugino.

Nel transetto di destra si può notare una luminosa tela raffigurante l’Assunzione della Vergine tra uno svolazzo d’angeli mentre nel basso colpisce l’occhio il S. Cristoforo che porta sulla spalla un bambino, il Cristo.

La tela è opera del Leopardi, di scuola ottocentesca. Sulla destra della cappella vi è una Vergine con Bambino in bassorilievo che decorava la porta paolina. La Annunciazione di un anonimo ci mostra la Vergine che, umilmente, accetta l’invito dell’angelo a diventare la Madre di Dio.

Conclude il ciclo pittorico un’opera di Papini con la Vergine, il Bambino e S. Filippo Neri realizzata con caldo ed interessante gioco cromatico. Il committente si è fatto raffigurare in atteggiamento pio, nel basso.

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