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DA VISITARE NEI DINTORNI


Mazzano Romano


La storia di Mazzano Romano inizia con gli antichi insediamenti Falisci, a testimonianza della cui presenza rimangono nella zona diverse necropoli. Nel periodo dell’espansione della potenza romana, la regione divenne parte dell’Ager Faliscus, terra di conquista che in parte venne utilizzata come colonia penale e in parte data in uso ai veterani dell’esercito romano. Oggi l’antico abitato di Mazzano conserva ancora ben riconoscibile il suo impianto medioevale, fatto di vicoli che seguono le pieghe della rupe incisa nella roccia vulcanica. Il borgo è isolato da ogni parte dalla gola del Treja ed è accessibile soltanto da un ingresso a volta, realizzato nel XVII sec, recante inciso lo stemma dei Biscia.


Calcata


Tra IX e X sec. d.C. a causa delle continue invasioni barbariche e delle carestie, ebbe origine il fenomeno deir”incastellamento” dovuto al bisogno dei proprietari terrieri di difendersi adottando il sistema della fortificazione. Le prime fortificazioni sorsero intorno alla fine dell’ Vili sec. e consistevano semplicemente in un torrione di piccole dimensioni dove il proprietario viveva e intorno al quale erano costruite le case dei servi che lavoravano per il “signore”. Questa specie di accampamenti fortificati erano chiamati “castrum”, da cui derivò poi successivamente il “castellum”. Col tempo intorno alla casa-torre del proprietario, oltre alle piccole case dei servi, si cominciarono a costruire delle altre case, fatte da chi veniva in cerca di protezione. In cambio della protezione da parte del padrone si offriva un servigio.

Questo fenomeno vide la nascita dei primi borghi protetti da cinte murarie che contavano qualche centinaio di abitanti.

Lo sperone di roccia vulcanica ubicato in posizione strategica rispetto al territorio circostante, con le sue alte rupi a picco nella valle del fiume Treja, è stato luogo ideale per l’edificazione dell’attuale borgo di Calcata che risultava nascosto e ben difeso dalle scorribande delle popolazioni barbariche.


La Mola di Montegelato


La mola, o mulino, di Monte Gelato venne realizzata nel 1830 per volontà della famiglia Del Drago, che nel 1837 diverrà proprietaria dell’omonima tenuta.

Si tratta di un complesso di edifici che sfrutta alcune preesistenze medievali: una struttura posta tra i due rami del torrente Treja, in corrispondenza delle note cascate, forse già in antico usata come mola, ed una torretta situata più a sud, lungo la strada attuale. Il mulino vero e proprio fu ricavato nella prima struttura costituita da una torre a tre piani a cui si addossa una costruzione più bassa.

La zona per la molitura, si trovava al piano inferiore dell’edificio più alto mentre, come dimostrano i documenti ottocenteschi, l’ingresso originariamente si apriva al primo piano ed era collegato alla torretta antistante tramite un ponte di legno. Sappiamo inoltre che l’avancorpo, coperto come gli ambienti della torre da una volta a crociera, per pochi anni ospitò una ferriera. Ad ovest del mulino si trova un muraglione, dotato di chiuse per regolamentare il flusso dell’acqua.

Il mulino è rimasto attivo fino ai primi anni Sessanta.

Dopo diversi anni di abbandono, la mola è stata recuperata e ospita oggi una mostra che, attraverso plastici e pannelli, illustra alcuni aspetti della struttura e del territorio circostante.


L’antica Fornace di Mazzano


Risulta dagli archivi che già dal 1572 esisteva fuori dalle mura di Mazzano una fornace nella “piazza de fora” o “piazza della fornace”. Nei primi anni del XVIII secolo una nuova fornace venne costruita nella zona dove si trova ancora oggi. La scelta del luogo non fu casuale, ma dovuta alla presenza di una vena di argilla che affiora tra le rocce vulcaniche, e che quindi viene cavata e lavorata direttamente in loco.

La peculiarità della fornace di Mazzano, rispetto alle moderne tecniche di lavorazione di coppi, tegole e mattoni, è che tutto avviene ancora a mano, dalla raccolta della legna e delle fascine per la cottura, alla cavatura dell’argilla, alla lavorazione dei pezzi con le forme di legno, all’accatastamento per l’asciugatura, al caricamento della fornace per la cottura a legna. I diversi pezzi, inoltre, vengono accatastati nella fornace ad altezze differenti dove si raggiungono temperature differenti (fino a 900° C), a seconda dell’utilizzo che se ne deve fare. Ogni cottura – se ne fanno in genere due o tre a stagione – dura circa tre giorni, quindi il fuoco è mantenuto acceso per tutto il tempo.

Affiancata alla cottura a legna tradizionale, per consentire una produzione durante tutto l’anno e non solamente nel periodo estivo, dal 2005 la struttura attua anche una cottura a gas.

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