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CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE


Flora


Anche se di limitata estensione, l’area protetta offre al visitatore la possibilità di entrare, passo dopo passo, in un ambiente naturale raro, prezioso e particolare.

Le forti variazioni di umidità, insolazione e profondità del substrato che caratterizzano i profondi valloni tufacei scavati dal Treja e dai suoi affluenti, determinano un paesaggio vegetale molto complesso, con diverse fasce vegetazionali che si susseguono con il mutare della quota. Partendo dall’alto si possono distinguere quattro differenti ambienti: il bosco termofilo, le pianure destinate all’agricoltura e all’allevamento, il bosco misto mesofilo e il bosco riparlale.

In prossimità dei corsi d’acqua crescono le tipiche comunità riparlali, dominate, nei tratti più stretti e scoscesi, dall’ontano nero e dal nocciolo, mentre, dove il corso del fiume è più ampio prevalgono il salice bianco e il pioppo nero accompagnate da numerose specie erbacee igrofile, quali il farfaraccio e l’equisetum. In corrispondenza di acque quasi ferme, crescono piccoli canneti e, nel letto del fiume, alcune specie acquatiche come il potamogeton, la callitriche e la lenticchia d’acqua.


Fauna


L’abbondanza di acqua, cibo e rifugi offerta dal territorio delle forre consente la vita di una ricca fauna. Tra i mammiferi sono comuni la volpe, il tasso, il cinghiale, l’istrice, il ghiro, lo scoiattolo e il moscardino, tracce della cui presenza sono facilmente osservabili percorrendo i sentieri che attraversano il Parco. Ma la valle del Treja ospita anche specie più rare ed elusive quali la martora e il gatto selvatico, la cui presenza è stata confermata di recente. La nutria, un roditore di origine sudamericana allevato per la sua pelliccia, ha colonizzato le sponde di molti corsi d’acqua italiani ed è presente nelle zone più vicine alle rive.

Piuttosto ricca è anche la comunità ornitica. Tra i rapaci sono presenti il falco pellegrino, che nidifica negli anfratti delle pareti rocciose, il falco pecchiaiolo, lo sparviero, il gheppio, il nibbio bruno e la poiana. Nella valle e nei suoi boschi nidificano, tra gli altri, lo scricciolo, il cuculo, il picchio verde e il picchio rosso, la ghiandaia, il passero solitario e l’usignolo.

Mentre i corsi d’acqua sono frequentati dal martin pescatore, dalla ballerina gialla, dalla gallinella d’acqua e dall’airone cenerino, che sosta frequentemente lungo il fiume.

Tra i rettili si segnala la presenza della tartaruga terrestre, del biacco, della natrice, del cervone, dell’orbettino e della vipera comune. Ricca anche la comunità di anfibi, che include il rospo comune, la rana italica e la piccola e schiva salamandrina dagli occhiali.

Nelle acque del Treja e dei suoi affluenti vive una fauna importante e varia che comprende il granchio di fiume, il cavedano, che nella zona viene detto “squalo” a causa dell’affiorare della pinna caudale, il barbo, il ghiozzo e la sempre più rara lampreda.


Siti archeologici


Sede della prima “capitale” del popolo falisco, la parte meridionale del corso del fiume Treja, conserva un enorme patrimonio storico archeologico. Narce, le cui origini affondano nell’età del Bronzo ( XIV sec.a.C. ) con continuità abitativa fino all’età del Ferro, è uno dei centri più importante dell’Agro Falisco. Insieme alle colline di Pizzo Piede e di Monte Li Santi, il centro abitato e le necropoli hanno restituito oggetti di grande valore archeologico conservati sia presso il Museo di Villa Giulia a Roma sia presso il Museo Nazionale dell’Agro Falisco di Civita Castellana. Numerosi sono stati i ritrovamenti nelle tombe, tra cui: oggetti di uso personale in argento ed oro, elementi di un carro, armi, corredi da banchetto in bronzo, corredi di vasi ornati, affreschi pittorici murali.

Nonostante fosse già in atto per Narce il periodo di decadenza, tra la fine del VI secolo e gli inizi del V secolo a.C. vennero eretti due’santuari suburbani, uno dei quali, il tempio di Monte Li Santi in località Le Rote, è ancora visibile sulle rive del fiume Treja. Benché non sia ancora nota la divinità venerata nel santuario, è possibile cogliere gli aspetti salienti del culto attraverso la documentazione offerta dai materiali del ricco deposito votivo, comprendente tra l’altro anche statue di devoti in terracotta a grandezza naturale.

Gli studiosi ipotizzano che Narce risentì della caduta di Veio nel 396 a.C. e di quella di Falerii nel 241 a.C, a seguito della quale si spopolò.

Una nuova espressione urbana in questi luoghi si ebbe in età medievale con il costituirsi dei centri di Calcata e di Mazzano Romano.

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