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CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE


Caratteristiche geomorfotettoniche della valle del Fosso Urcionio – Arcionello


Ricostruzioni paleogeografiche indicano che buona parte del territorio della provincia di Viterbo era sommerso dal mare, le cui acque, più calde ed ossigenate dell’attuale mar Tirreno, offrivano rifugio alle specie ittiche tipiche dei mari del Sud. Emergevano alcuni rilievi tra i quali il Monte Soratte, ancor oggi imponente, e il Monte Razzano. Le testimonianze dell’antico mare sono offerte dai ritrovamenti fossili, molto comuni nei depositi argillosi che costituivano il fondo marino di allora, e che oggi rappresentano il substrato basale delle vulcaniti.

Il paesaggio della valle del fosso Urcionio – Arcionello insiste su un’area geografica inclusa nel distretto vulcanico dei Monti Cimini. Tale complesso non dobbiamo immaginarlo come un edificio a forma di cono simile al Vesuvio, all’Etna e allo Stromboli. In realtà le forze endogene emettevano il magma attraverso fratture crostali di notevole lunghezza, dalle quali il fuso poteva risalire molto lentamente per la sua elevata viscosità. Possiamo distinguere due tipi principali di prodotti: le lave e le ignimbriti.

Le lave hanno originato le forme che oggi chiamiamo “domi”, rilievi allungati secondo la direttrice appennini ca NW-SE a corona intorno al Monte Cimino. Anche in Francia, nella regione del Massiccio Centrale, si hanno forme territoriali analoghe che prendono il nome di Puy. In particolare il Puy de Dòme, risulta quasi del tutto identico alla nostra Palanzana.

Un altro prodotto è l’ignimbrite quarzolatitica, meglio conosciuta come peperino tipico.

Il vulcanesimo Vulsino e Vicano, scaturito da ulteriori dislocazioni tettoniche, e l’attività idrotermale hanno completato il quadro ambientale in cui si inserisce il paesaggio viterbese. La mineralizzazione delle rocce vulcaniche verso le aree poste a nord-est dall’attuale abita to della città, operata dai fluidi idrotermali, ha dato origine a depositi di metalli quali il ferro, il rame, il piombo, presenti in concentrazioni limitate ma intensamente utilizzati nei secoli passati.

In tale contesto le modificazioni strutturali della crosta terrestre più recenti (neotettonica), hanno determinato deformazioni del sottosuolo e formazione di aree poste più in alto ( horst ) rispetto ad altre depresse topograficamente ( graben ). Il successivo modellamento superficiale, operato dagli agenti esogeni quali l’erosione delle acque, si è impostato seguendo linee preferenziali ( faglie e diaclasi ), creando un’alternanza di aree rilevate allungate e profonde valli fluviali a pareti subverticali.


Il corso d’acqua e il suo ambiente


L’Urcionio – Arcionello insiste in una di queste valli ed è costituito da un’unica asta fluviale che corre parallela a quella del Fosso Riello per 5 km, fino al loro congiungimento. La disposizione delle linee tettoniche, rilevabile sia per interpretazione del reticolo idrografico sia per allineamento dei corpi litologici, determina una conformazione degli assi fluviali condizionata dagli sbiocca-menti delle masse rocciose. Inoltre, vista la bassissima erodibilità del substarto litologico, soltanto un’ingente massa d’acqua ha potuto produrre una incisione valliva di così elevata imponenza.

La portata attuale dei corsi d’acqua è diminuita di molto a causa dello sviluppo urbanistico e dalla modificazione della permeabilità dei suoli. In generale, si è ridotta a monte l’alimentazione delle sorgenti per via di prelievi dei pozzi privati e pubblici dislocati lungo le pendici e nei pressi del Monte Palanzana e Cimino. Molta di quest’acqua si restituisce a valle nel Fosso Urcionio ed arriva all’impianto cittadino di depurazione.

Le numerose variazioni di portata lungo l’asta fluviale determinano una diversificata morfologia dell’alveo il quale, pur non subendo variazioni del regime idrico a causa di confluenze, assume diversi toponimi lungo il suo percorso. Il fosso modifica il suo cammino seguendo la congiunzione di discontinuità tettoniche che hanno inciso e sbloccato la piattaforma di peperino.

A monte il tratto è maggiormente incassato e di minore visibilità; lì prende il nome di Fosso Luparo. Dove il corso d’acqua si affaccia nei pressi della cinta muraria diviene Fosso Arcionello ( probabilmente da arcione – sella ). Il tratto urbano si chiama Fosso Urcionio e prosegue con questo nome fino ai pressi del Ponte Camillario dove si muta in Fosso Caldano, chiaramente per la miscelazione con le acque termali dell’area del Bulicame.

Un profilo longitudinale del corso d’acqua ne mostrerebbe chiaramente l’andamento e le sue variazioni altimetriche legate al discontinuità tettoniche (faglie). Il tratto superiore dell’alveo gode di una copertura boschiva di alto fusto.

Le pendenze, elevate nei pressi del monte Palanzana, si riducono notevolmente nel medio tratto dove anche l’acclività del paesaggio è minore. Ciò nonostante le cronache del passato ci narrano di violente inondazioni e lutti che seguirono ai momenti di maggiore apporto pluviometrico.

Sicuramente la conformazione incassata dell’alveo impediva uno smaltimento rapido dell’onda di piena e pertanto ne conseguiva il rapido innalzamento del livello fluviale.

A ciò poteva aggiungersi l’elevato trasporto solido che dall’ampia valle dell’Arcionello arrivava al restringimento nei pressi dell’attuale Palazzo dell’Economia. Questo comportava un ostacolo al deflusso delle acque lungo la zona di Via Marconi con il conseguente rischio di inondazioni.

Con lo sbarramento della “Gabbia del cricco” si dava certezza della pulizia dell’alveo fluviale. La lapide posta all’esterno delle mura ricorda questo decreto nel XVII secolo.

La sezione trasversale dell’alveo fluviale è tipica del paesaggio viterbese: aste fluviali profondamente incassate e modeste portate mediamente tutto l’anno. La profonda incisione valliva non può dipendere dall’erosione delle acque, in quanto la portata, nei tempi relativamente brevi della storia geologica locale, non ha avuto sufficiente energia per demolire le pareti rocciose. I canyon europei e americani incidono su complessi litologici molto più erodibili e con altre componenti tettoniche di più vasta estensione e profondità.

Il paesaggio che accompagna il corso del Fosso Urcionio – Arcionello presenta segni dei fenomeni sopradescritti: è un Geotopo unico e irripetibile. Perdere questo paesaggio sarebbe perdere un pezzo di storia che riguarda l’intero territorio. Una storia molto più vecchia di quella dell’uomo.


La Flora


Il fenomeno dell’inversione vegetazionale, tipico degli ambienti di forra, motiva la presenza delle specie più caratteristiche di climi freddi e umidi come il faggio alle quote più basse; mentre, viceversa, piante come il leccio tipiche di climi caldi e quote basse si rinvengono qui in cima alle pareti, ben esposte al sole.


La Fauna


Nonostante quello della Riserva sia in pratica un ambiente urbano, la presenza della forra e del corso d’acqua hanno consentito e consentono la frequentazione dell’area da parte di una piccola interessante comunità animale che vive a ridosso di strade e palazzi. Mammiferi di piccole o medio-piccole dimensioni come moscardini, toporagni e topi selvatici, istrici, volpi, faine ma anche cinghiali si spostano nottetempo lungo la valle. Uccelli, rettili e anfibi annoverano pure interessanti presenze, ma quella di maggior rilievo è probabilmente da ascrivere alla classe dei crostacei: si tratta del gambero di fiume, vero e proprio indicatore vivente della qualità idrica, segnalato nelle acque del fosso. Tra i pesci, infine, sono segnalati trote e barbi.

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