CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE


Flora e fauna


Le Saline di Tarquinia rappresentano una delle ultime testimonianze delle paludi retrodunali presenti in passato lungo il litorale della Maremma Laziale. Tali zone umide, da cui la salina è stata ricavata, sono state cancellate o sono ormai ridotte a pochi e dispersi brandelli dalle bonifiche e dall’urbanizzazione. Da ciò l’importanza di questa zona umida quale ultimo rifugio di una miriade di organismi che creano un ambiente di eccezionale ricchezza e fertilità vegetale e faunistica.

Questo luogo, del tutto particolare per caratteristiche chimico-fisiche, microclimatiche e podologiche, è caratterizzato da comunità vegetali e animali specializzate a vivere in condizioni di concentrazione salina estrema che si distribuiscono in modo discontinuo secondo il gradiente di salinità. Si osserva così, ai confini con la spiaggia, una stretta fascia di vegetazione pioniera, formata da piante annuali appartenenti a specie psammofile. Oltre questa fascia si insedia un manto vegetale più compatto dove dominano le graminacee delle spiagge e dove, in alcune zone, si possono osservare belle fioriture di giglio marino ( Pancratium maritimum ).

Nelle aree a più forte concentrazione salina ( quelle peristagnali e quelle soggette ad inondazioni salate periodiche e più o meno prolungate ) vegetano alofite succulente per lo più appartenenti al genere Salicornia. Lungo i sentieri sterrati della Salina, dove il suolo non è più salso, la vegetazione cambia aspetto e le specie dominanti sono soprattutto graminacee tipiche dei prati aridi.

Nelle vasche si segnala la presenza di due specie di alghe filamentose, la Cladophora vagabonda in quelle a minore salinità, dove è riconoscibile per la caratteristica colorazione gialla, e la Dunaliella salina in quelle vasche a salinità maggiore, cui conferisce una inconfondibile nota color malva.

La vegetazione arborea ed arbustiva è presente in maniera sporadica a causa del vento marino ricco di sali. Di rilievo la presenza di specie ittiche quali l’Aphanius fasciatus, detto nono, il cefalo e l’anguilla.

Certamente però sono gli uccelli acquatici a rappresentare l’aspetto più vistoso e spettacolare della fauna della salina, con la massima concentrazione di individui durante la stagione invernale. Ospiti praticamente fissi sono gruppi di fenicotteri, composti talvolta anche da diverse centinaia di individui. Nella Riserva si riproducono specie di elevato valore dal punto di vista conservazionistico quali il cavaliere d’Italia, la volpoca, il gruccione. Per il cavaliere d’Italia in particolare il sito della Salina di Tarquinia costituisce l’unico nel Lazio dove la specie dimostra di tentare la nidificazione con una certa regolarità.

Nella pineta che confina a sud con la Riserva è inoltre presente una piccola garzaia dove nidificano 20-30 coppie di garzetta, piccolo airone di colore bianco tipico delle acque basse ed in particolare delle paludi salmastre. Nel 2008 è stata accertata la nidificazione all’interno della garzala anche di alcune coppie di airone guardabuoi.

Nell’estate del 2007 si è registrato il primo tentativo documentato nel Lazio di riproduzione dell’avocetta, inconfondibile limicolo dal lungo becco ricurvo. Nella Riserva nidificano anche specie considerate più comuni quali germano reale, gallinella d’acqua, corriere piccolo e fratino.


Siti archeologici


Adiacenti alla Riserva della Salina di Tarquinia sono gli scavi di Gravisca, il porto principale della Tarquinia etrusca, città a forte vocazione commerciale e marinara.

L’emporio che sorgeva nel porto era frequentato da naviganti e mercanti provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo, ma soprattutto dai Greci che, grazie alla lungimiranza e tolleranza etrusca, vi possedevano un santuario.

Le dediche rinvenutevi ci attestano l’esistenza del culto di Apollo: tra queste un cippo d’ancora in pietra con dedica al dio da parte di un famoso mercante dell’antichità, Sostratos di Egina, ora conservato al Museo Archeologico di Tarquinia.


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