VIVERE L’AREA PROTETTA


Cosa vedere all’interno


Al di là delle grandi possibilità di fruizione turistica legate agli aspetti naturalistici e paesaggistici della Riserva, nell’area protetta esistono tutta una serie di opportunità, connesse alle iniziative che nel tempo la Riserva stessa ha intrapreso. Ci riferiamo agli interventi di recupero di strutture e casolari, che hanno consentito di realizzare tutta una serie di elementi di attrattiva turistica che hanno pochi uguali in altre aree protette. Seguendo un piano organico e funzionale alla fruizione turistica della Riserva, nel corso degli anni sono state infatti realizzate strutture di grande valore, anche scientifico, che consentono oggi, con uno slogan semplice ma efficace, di poter assicurare a chi vuole visitare la Riserva “giorni e notti di nuove scoperte”.


Il Museo del Fiore


Un percorso intelligente di visita parte dal Museo del Fiore, museo interattivo e multimediale, pensato per far conoscere la ricchezza delle fioriture e le tradizioni del territorio, per divertirsi e per passare del tempo piacevolmente a contatto con “il fiore”. Seguendo infatti un avvincente racconto che permette di apprezzare la biodiversità della Riserva, si viene condotti nel mondo del fiore, nei suoi aspetti ecologici ed evolutivi, nei suoi rapporti con il mondo animale, con l’uomo e con le tradizioni. Da quest’ultime, attraverso il profondo legame che unisce Acquapendente ai fiori tramite la tradizione dei Pugnaloni, il passo è breve. I pugnaloni, grandi mosaici di fiori realizzati in primavera con petali e foglie, diventano argomento per storie e soprattutto esperienze di laboratorio dove giovani e meno giovani possono cimentarsi con questa tradizione unica. Tutto questo comunque dopo essere passati nelle sezioni di introduzione al mondo dei fiori ed i fiori della riserva, dopo essere entrati nel fantastico campo della evoluzione e morfologia, nella sezione insetti e fiori calandosi (nei panni di un insetto attraverso modelli 3D), in quella delle relazioni ecologiche fra fiori e gli elementi del loro ambiente, nella sezione curiosità tra fiori bizzarri e particolari ed infine in quella dei fiori e l’uomo dove, in una postazione multimediale, si può percorrere in lungo e largo il rapporto di questi con l’arte, il folclore, la mitologia, la medicina, l’araldica, la religione ed altro ancora. All’esterno del Museo è proposto, nell’area circostante il fabbricato, un sentiero natura del fiore, con 20 stazioni didattiche, nonché un giardino botanico ed un’area pic-nic.


Il molino ad acqua


A poche centinaia di metri dal museo è possibile poi scoprire veramente un mondo antico del quale si stanno purtroppo ormai perdendo le tracce. Lungo il torrente Subissone è stato infatti recuperato un molino ad acqua utilizzato fino agli anni 50′. Si tratta di un tuffo in un passato perduto: il canale artificiale che preleva l’acqua dal torrente, la turbina, le macchine per la macinazione delle granaglie, tutte esclusivamente mosse dalla forza dell’acqua, i rumori, la polvere di farina, gli odori sono una vera e propria emozione, improvvisa ed inaspettata.

Ci si chiede come è possibile tutto questo, sembra di rivivere un sogno, un dejà vu strano, con i capelli che improvvisamente incanuti-
scono, ma non per l’emozione…per la farina. Uscendo dal molino, il luogo dove sorge ed uno splendido ponte romano, “il ponte del diavolo”, immediatamente di fronte, conferiscono al tutto un’atmosfera magica e particolare che non è facile vivere in altri luoghi.


La casa delle tradizioni contadine


Superata questa esperienza, la Riserva permette di rivivere ancora situazioni del passato scoprendo il casale Felceto-Casa delle tradizioni contadine, all’interno del quale è stata ricostruita la casa contadina di un tempo. La cucina, le camere da letto, la stalla con le mucche, gli attrezzi, il carro, il grande camino…


La capanna dei carbonai


Prima di lasciare la Riserva è possibile raggiungere, nelle vicinanze del casale, una capanna dei carbonai unitamente alla carbonaia, perfettamente ricostruite, per scoprire e rivivere attimi di vita passata. Quella dei carbonai, poveri lavoratori che vivevano mesi di esistenza misera di macchia, affrontando inverni rigidi in quelle povere capanne costruite con legna, arbusti, fango: i materiali che trovavano nel bosco. È scioccante pensare che in quella capanna si potevano trascorrere notti di inverno con il solo sostegno di un focherello, accesso all’interno che dava molto più fumo che calore. Passata la giornata o le giornate di scoperte descritte, la Riserva offre un’ultima ed indimenticabile possibilità: la scoperta notturna. Monte Rufeno, con i suoi 730 m.s.l.m., nel cuore della Riserva, lontano da centri abitati con le loro luci ed il loro “inquinamento luminoso”, è un luogo ideale per osservare il cielo. Detto fatto. Con il recupero del casale Monte Rufeno è stato possibile realizzare infatti un’oasi astronomica che, recentemente inaugurata,  ha  consentito  di dare un’altra grande opportunità scientifico-turistica. Grazie alla installazione di un piccolo planetario e di 2 telescopi è possibile oggi studiare e scrutare il cielo consolidando quello stretto legame tra scienza e fruizione turistica che caratterizza l’offerta dell’area protetta.


Share This