CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE


Aspetti geologici


Il territorio della Riserva Naturale di Tuscania presenta una conformazione geologica estremamente diversificata: accanto a materiali di origine vulcanica di età piuttosto recente, costituitisi a seguito dell’attività degli apparati vulcanici Vulsino ( tra 0,7 e 0,3 milioni di anni fa ) e Vicano ( 0,8 e 0,09 milioni di anni fa ), si ritrovano alcune zone caratterizzate da rocce molto più antiche di origine sedimentaria.

L’origine geologica del territorio è dovuta principalmente alle ceneri vulcaniche proiettate anche a grande distanza che hanno formato una spessa placca di tufi stratificati, di vario colore e consistenza, che ha ricoperto i terreni sottostanti. Poiché il tufo è materiale tenero e facilmente erodibile, i numerosi corsi d’acqua che scendono a raggiera dalle pendici dei monti vulcanici vi hanno inciso nel corso dei millenni profonde forre. I ripiani tufacei e le forre sono quindi i due principali elementi che caratterizzano il paesaggio.

Il sistema delle forre si distingue nettamente dal resto del territorio e presenta spesso una notevole rilevanza naturalistica. I valloni tufacei ospitano popolamenti vegetali ed animali di grande interesse.

La complessa attività dei distretti vulcanici ha influenzato la presenza di molteplici litotipi, molto differenti sia dal punto di vista petrografico che granulometrico. Questi sono principalmente colate laviche, coni di scorie, lapilli, tufi argillificati ed espandimenti ignimbritici, queste ultime uniche formazioni presenti legate all’attività del distretto Vicano. L’aspetto caratteristico di tale ignimbrite è quella di un tufo rosso a scorie nere per la presenza di grosse pomici nere grossolanamente vescicolate. Tale formazione affiora esclusivamente lungo l’incisione torrentizia del Fosso delle Doganelle.

Il complesso argilloso-conglomeratico-arenaceo comprende invece i depositi sedimentari del Pliocene e i terreni del flysch cretacico-paleogenico su cui poggiano le vulcaniti vulsine e vicane mentre il complesso alluvionale, risalente all’Olocene, affiora lungo tutto il percorso del fiume Marta e lungo le incisioni torrentizie e vallive di alcuni affluenti.

L’attività vulcanica ha lasciato anche tracce di attività idrotermali come la suggestiva sorgente solforosa dell’ ” Acquaforte”, lungo il fosso dell’Acquarella.


Flora e fauna


Il corso del Marta rappresenta il cuore della Riserva. Lungo il fiume, soprattutto nel tratto settentrionale, rimangono ampie fasce di vegetazione igrofila e ripariale: pioppi, ontani, salici e fasce di canneto. Qui le acque sono ancora ricche di pesci, tra i quali il Vairone ( Leuciscus souffia ), la Lampreda di ruscello ( Lampetra planeri ), l’Aiosa ( Aiosa fallax ), la Rovella ( Kutilus rubilio ), il Barbo ( Barbus plebejus ), il Ghiozzo di Ruscello ( Padogobius nigricans ) tutte specie di interesse comunitario, di notevole importanza dal punto di vista naturalistico in quanto “a rischio di estinzione”. In prossimità di piccole sorgenti, gruppi di sambuchi ombreggiano felci anche poco comuni come il capei Venere ( Adiantum capillus-veneris ), mentre vicino all’acqua nidificano il pendolino ( Remiz pendolinus ), il raro martin pescatore ( Alcedo atthis ) e non è difficile udire l’inconfondibile trillo dell’usignolo di fiume ( Cettia cetti ).

Spostandosi nella parte più a valle del Marta, dove le forre tufacee si allargano in più ampie vallate sedimentarie, la formazione boschiva più evoluta sui versanti è quella del querceto a cerro ( Quercus cerris ) e del bosco mesofilo con carpini e cornioli, mentre in zone più aperte e soleggiate domina la vegetazione termofila, spesso a macchia mediterranea, con lecci ( Quercus ilex ), lentischi, eriche, numerose sughere sparse e nelle aree più fresche a questi si aggiungono elementi tipici dei querceti caducifoglie come roverelle ( Quercus pubescens ), aceri e frassini.

Con una vegetazione così diversificata, interrotta da zone più aperte a pascolo o coltivo, anche la fauna risulta piuttosto ricca. Oltre alle specie già citate segnaliamo
l’abbondante presenza del cinghiale ( Sus scrofa ), che in questi ambienti regna sovrano, dell’istrice ( Hystrix cristata ) e di altre specie ornitiche come l’allocco ( Strix aluco ), il rigogolo ( Rigogolus canorus ), la rara ghiandaia marina ( Coracias garrulus ), il lodolaio ( Falco subbuteo ), il gheppio ( Falco tinnunculus ), lo sparviero ( Accipiter nisus ) e i numerosi silvidi che popolano la macchia mediterranea. Interessante poi la nidificazione di specie legate alle colture cerealicole e ai pascoli condotti in modo tradizionale, come l’albanella minore ( Circus pygarcus ), la quaglia ( Coturnix coturnix ) e di ben tre specie di alaudidi: la calandra ( Melanocorypha calandra ), la cappellaccia ( Galerida cristata ) e l’allodola ( Alauda arvensis ).

La SUGHERETA DI TUSCANIA è un bosco puro di quercia da sughero ( Quercus suber ) che si estende per circa 40 ettari, nella zona nord-est dell’area protetta, in parte lungo la strada provinciale che congiunge l’abitato di Tuscania alla città di Viterbo. E un’area di notevole interesse naturalistico in quanto costituisce un tipico esempio di sughereta allo stato maturo ( una delle più antiche e meglio conservate del Lazio ) ed è l’ultimo lembo di una formazione molto più estesa in passato: la quercia da sughero infatti, tipica del bacino del Mediterraneo e specie forestale apprezzata in passato per la sua rusticità, per la resistenza agli incendi e per l’estrazione del sughero, negli ultimi decenni ha conosciuto una forte contrazione. Il sottobosco è caratterizzato da una splendida fioritura di orchidee selvatiche e dalla presenza di piante come l’asfodelo, le smilacee e l’asparago selvatico. Oltre ad avere importanza dal punto di vista vegetazionale, questo bosco rappresenta una delle ultime testimonianze del connubio tra uomo e natura, la sua presenza all’interno della Riserva Naturale di Tuscania infatti è senz’altro legata allo sfruttamento antropico.


Siti di interesse storico-archeologico

L’area compresa all’interno della Riserva costituisce la porzione del territorio di Tuscania più ricca di evidenze archeologiche. Questo territorio risulta infatti denso di testimonianze di età etrusca e romana. La maggior parte delle evidenze presenti nel territorio è costituita da “aree di frammenti fittili” e da tombe a camera, isolate o raggruppate in necropoli, anche molto ampie, che si trovano sui pianori limitrofi alle valli del Marta e del Maschiolo e dei loro affluenti o nelle zone dove le suddette valli si allargano in pianure abbastanza ampie.

Per quanto riguarda invece le tombe, si tratta per lo più di ipogei scavati nei pendii tufacei. Le più antiche ( VII-VI sec. a.C. ) sono del tipo a camera con fenditura superiore, a cui si affiancano e pian piano si sostituiscono ( VI-IV sec. a.C. ) quelle a camera completamente scavata nella roccia.

Tra le più importanti tombe del tipo rupestre sono quelle delle necropoli in località Peschiera, con la “tomba del dado”, a forma di casa, quella di Pian di Mola con una sequenza di tombe a casa fra le quali quella a “portico colonnato”, che costituisce un’unicum in tutta l’Etruria. Si ricordano inoltre le necropoli situate in località Castelluzza, in località Madonna dell’Olivo e Ara del Tufo.

La zona che presenta la maggior quantità di testimonianze storiche importanti, anche ai fini della fruizione turistica, è quella costituita dal centro storico basso medievale di Tuscania e dalle colline di Rivellino e S. Pietro, famose anche per gli eccezionali complessi architettonici delle chiese di S. Maria Maggiore e S. Pietro.


Il Centro Storico di Tuscania


L’attuale centro storico è solo una parte della Tuscania medievale che, fino al XV secolo, si estendeva verso sud a comprendere il colle di S. Pietro, la chiesa di
S. Maria Maggiore e tutto il colle del Rivellino, la sede medievale dei Priori e del Podestà.

Gli edifici risalgono prevalentemente ai secoli XVI -XIX, ma vi si trovano ancora chiese medievali ( S. Marco, S. Maria delle Rose, S. Silvestro ) e i resti della chiesa del convento di S. Francesco, in severe forme medievali umbro-laziali e la cattedrale di S. Giacomo, in stile cinquecentesco.

Tutto il centro storico è ricco di angoli e scorci piacevoli, tra cui la Piazza del Comune con le figure dei sarcofagi etruschi affacciati come in un muto banchetto tra il palazzo comunale, la ex chiesa SS. Martiri e la chiesa romanica di S. Croce; il belvedere di Parco Torre di Lavello, dal quale si gode una delle più belle vedute sul Centro Storico, su Tuscania antica e sulla suggestiva valle del fiume Marta.


Tradizioni culinarie


La cucina tipica Tuscanese rappresenta una variante locale di piatti regionali della Tuscia Viterbese costiera, caratteristici dell’economia agricolo-zootecnica. Le usanze culinarie tuscanesi esprimono spesso antiche tradizioni, da riscoprire e assaporare ancora. Fra i piatti rustici, accompagnati obbligatoriamente dall’ottimo olio di oliva locale e i vini semplici e sinceri del posto, da non perdere le paste fatte in casa ( lombrichèlli ecc. ), i secondi piatti di carne ( scamorrìta, ròcchie, ecc. ) e le svariate minestre di legumi.
Piatti tipici sono inoltre “l’acquacotta con gli odori”, “la panzanella campagnola”, ( quella coi pomodorini maturi ), e poi le insalate di mazzòcchi, crescione o pisciallètti, i fagioli con pane e finocchio selvatico ( “Le facjòle co’ le fette” ), funghi ferlénghi, bruschette (crostini) e pizza con gli sfrìzzoli.
Tra i dolci infine, a seconda della stagione, è possibile trovare i tozzétti, i biròlli, il torciglióne tuscanese, i semplici diomeneguardi e, per il giorno di Natale, i maccheroni con le noci.

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