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PARCO REGIONALE ANTICHISSIMA CITTA’ DI SUTRI


Il Parco nel territorio della Tuscia.


Con i suoi appena 7 ettari di estensione ( è la più piccola delle aree protette della Regione Lazio ), il Parco Regionale dell’Antichissima Città di Sutri, all’interno del panorama delle Aree Protette, non soltanto del Lazio, è ineguagliabile nel suo genere. È inserito, infatti, in un complesso territoriale ricchissimo di valenze e testimonianze storiche, archeologiche e ambientali.

Si trova tra le falde dei Monti Cimini, che si elevano a nord-est dominando la conca del lago di Vico e la piana di Viterbo, e quelle dei monti Sabatini a sud-ovest, a corona del bacino lacustre di Bracciano.

Più esattamente, l’area del Parco Regionale dell’Antichissima Città di Sutri si colloca all’interno del sottobacino del torrente Treia, noto come bacino del fosso del Ponte o del Castello, esteso dalla confluenza del fosso medesimo con il fiume Treia.

Dal punto di vista geologico il parco appartiene al dominio vulcanico Vicano che caratterizza gran parte del territorio circostante e che più a sud si affianca e si sovrappone ai prodotti vulcanici provenienti dai crateri settentrionali dell’apparato Sabatino.

Altre formazioni, di natura sedimentaria, affiorano nelle zone limitrofe ( nord ) e appartengono alle grandi serie dei flysch mesozoici antichi. I prodotti vulcanici provengono dall’intensa attività eruttiva che ha interessato questo territorio durante tutto il Pleistocene medio e superiore.

Nelle immediate vicinanze del Parco vi è il centro storico di Sutri, un’area di notevole interesse archeologico che comprende lo scenografico anfiteatro, la necropoli, il Mitreo e il giardino di villa Savorelli, dimora storica del XVIII secolo posta su un alto sperone di tufo.

L’anfiteatro e le vicine tombe monumentali allineate lungo la via Cassia sono scavate nel “Tufo rosso a scorie nere”, una colata piroclastica ( il prodotto, cioè, di un’esplosione vulcanica ) emessa dal vulcano di Vico per un raggio di oltre 25 chilometri attorno al punto d’emissione.

Questa roccia assume in sé due caratteristiche: è al tempo stesso lavorabile, ma anche compatta. Per la sua lavorabilità, dovuta alla porosità, è stata prescelta da molte popolazioni italiche per scavare tombe e strade e anche come materiale da costruzione.

La compattezza, invece, dovuta all’elevato grado di cementazione, ne ha garantito la resistenza all’azione erosiva del vento e dell’acqua, consentendo così la conservazione di questi tesori archeologici fino ai nostri giorni.

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