VIVERE L’AREA PROTETTA


All’interno del Parco Regionale dell’Antichissima Città di Sutri è possibile visitare la necropoli, l’anfiteatro, Villa Savorelli, il mitreo.

La necropoli


Sita oggi, come in epoca antica, a ridosso della via Cassia, che correva a una quota notevolmente più bassa dell’attuale, la necropoli costituisce uno degli esempi più rilevanti e consistenti di tombe di età romana scavate I nel tufo. Sono oggi visibili complessivamente 64 tombe, completamente ricavate nella parete tufacea, con evidente sfruttamento intensivo della stessa, e disposte su più livelli.

Non si hanno notizie di scavi sistematici o di rinvenimenti casuali nell’ambito della necropoli. Probabilmente già depredate e saccheggiate nel primo medioevo, le tombe hanno subito, nel corso dei secoli, un ininterrotto processo di alterazione e manomissione. Trasformate nel tempo in stalle o rimesse agricole, si presentano oggi notevolmente compromesse, tanto che in alcuni casi la lettura dell’organizzazione esterna ed interna degli ambienti risulta problematica.

L’alto strato di interro presente lungo la parete tufacea, che in genere ricopre anche i piani pavimentali delle camere, e la folta vegetazione, nascondono probabilmente altri ingressi, specialmente nella parte più settentrionale, dove la presenza di tagli e cavità lascia pensare a un proseguimento della necropoli in questa direzione.

Sono individuabili tombe a una camera, tombe a doppia camera, con o senza vano di ingresso ad arco, nicchie rettangolari con o senza incasso per cinerario, arcosoli.

Sono presenti nella necropoli i riti funerari a incinerazione e a inumazione, sia in tombe a camera sia in sepolture singole a nicchia e ad arcosolio, scavati nella parete tufacea.

Una sola tomba a camera è destinata esclusivamente a incinerati, a fronte di 10 nicchie con incasso per cinerario. Più numerose sono le tombe a rito misto nelle quali, allo stato attuale, sembra comunque prevalere l’incinerazione. Le tombe a camera sicuramente a sola inumazione sono tre. Dubbia risulta l’organizzazione di sei ambienti, mentre più consistente è il numero degli arcosoli.


Anfiteatro


Questa imponente opera, interamente ricavata dal tufo di una collina, risale probabilmente all’epoca romana tra la fine del II secolo a.C. e il I sec. a.C.

Sconosciuto fino agli inizi del XIX secolo, quasi completamente interrato e come tale destinato a colture agricole, fu parzialmente riportato alla luce tra il 1835 e il 1838 a opera della famiglia Savorelli.

Anche l’Anfiteatro di Sutri, come il Colosseo, era arricchito da un coronamento finale di colonne, statue e nicchie, ancora oggi in parte riconoscibili lungo il perimetro della parete circostante. Organizzato su pianta ellittica con tre ordini di gradinate alle quali si accedeva attraverso un funzionale sistema distributivo, poteva contenere oltre novemila persone.


Villa Savorelli


La costruzione della villa risale ai primi anni dei XVIII secolo a opera della famiglia dei marchesi Muti-Papazzurri divenuti, per eredità da Eugenio Altoviti, proprietari del fondo. Nel 1730, come emerge da alcuni documenti d’archivio di casa Muti, la villa è già esistente e fa parte dei beni della Marchesa Ginevra Muti-Papazzurri.

Estintasi la famiglia verso la fine del secolo, la tenuta passò in eredità ai Conti Savorelli, divenne in seguito proprietà della famiglia Staderini, prima di essere acquistata dal Comune di Sutri.

La villa, a pianta rettangolare, prospetta con la facciata principale sul grande ed elegante giardino, che occupa la fascia meridionale del pianoro, organizzato con siepi di bosso a labirinto, secondo i noti tipi del rinascimento italiano, e impreziosito da una fontana in peperino, con vasca circolare e mostra decorata da una doppia voluta con mascherone centrale, su cui poggia il motivo terminale a pigna.

La facciata della villa presenta una parte inferiore leggermente a scarpa, contenuta dalle bugnature angolari, che ripetono il motivo decorativo del portale d’ingresso, e delimitata in alto da una fascia orizzontale con doppia cornice bombata, su cui poggiano le paraste d’angolo e le quattro finestre dei primo piano. Un piano ulteriore è scandito da altrettante finestre, in asse con quelle inferiori.

Al di sopra del cornicione aggettante, è un attico liscio, con pilastri angolari e campo centrale chiuso tra due coppie di doppie mensole a balaustro, sormontato da un arco pieno a tutto sesto, con specchiature laterali. L’interno, molto rimaneggiato, non presenta soluzioni architettoniche significative.


Il Mitreo


Monumento unico è il Mitreo, tomba etrusca, tempio pagano dedicato al dio Mitra, venne trasformato in chiesa cristiana dedicata dapprima a S. Michele Arcangelo e poi alla Madonna con il Bambino ( S. Maria del Parto ). Racchiude oltre duemilaseicento anni di storia e stratificazione culturale ancora intellegibile attraverso le forme, i dipinti e il mistero che emana.

La struttura mantiene intatte le caratteristiche comuni a molti luoghi del culto Mitraico:

  • Una navata principale coperta da una volta a botte fortemente ribassata;
  • due strette navatelle laterali con copertura piana;
  • un lungo sedile che collega i pilastri della navata;
  • una serie di gradini posti davanti all’altare;
  • una nicchia in cui doveva essere alloggiato il bassorilievo rappresentante Mitra che sacrifica il Toro Cosmico, mai ritrovato.

Il turista che lo visita per la prima volta ne rimane affascinato, una chiesa interamente ricavata nel tufo con pareti e colonne affrescate, immagini sacre poste a salvaguardia e a difesa della cristianità.

È ancora visibile, al centro, la fossa per la raccolta del sangue del toro sacrificato in onore del dio.

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