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Città di Sutri


La frequentazione umana di questa zona risale a epoche preistoriche, come attestano resti di abitati dell’età del Bronzo, tombe, reperti ceramici. Prima che la città venisse conquistata dai Romani, gli storici suppongono che Sutri fosse un piccolo centro, probabilmente inserito nel territorio di Veio, oppure in quello falisco.

Dopo la caduta di Veio la città entrò con decisione nell’orbita romana e nel 383 a.C, con ogni probabilità, divenne colonia latina, assumendo un rilevante ruolo militare per la penetrazione romana nell’Etruria. La posizione lungo la via consolare Cassia le assicurò, infatti, un’importanza mantenuta anche nel medioevo, quando divenne possedimento della Chiesa e fu coinvolta nelle lotte tra Longobardi e Bizantini, che costituirono le premesse di un nuovo assetto territoriale e politico della regione, sancito poi dal trattato di pace del 607 che ne definì la suddivisione in Tuscia Romanorum ( comprendente la fascia costiera e i territori interni fino alla via Clodia ) e Tuscia Longobardorum ( estesa all’agro sutrino, falisco e volsiniese ).

Le scarsissime notizie relative a Sutri per i secoli IX e X non consentono di delineare un quadro preciso delle vicende locali; per la sua posizione topografica e nel ruolo di ultima tappa prima di Roma lungo la via Cassia e con officio di difesa, la città è menzionata come tappa obbligata nelle discese a Roma degli imperatori germanici o ancora, per il passaggio o la presenza di vescovi e monaci, figure illustri nella storia del Cristianesimo.

L’accresciuta importanza politica oltre che geografica di Sutri ne motivò, probabilmente, la scelta come sede del Concilio del 1046, indetto dall’imperatore Enrico III.

Nel corso del XIII e XIV secolo le vicende di Sutri sono strettamente collegate a quelle delle diverse fazioni guelfe e ghibelline, in perenne lotta per il possesso di città e territori all’interno del Patrimonio di S. Pietro.

Ormai soggetta esclusivamente agli avvenimenti interni dello Stato Pontificio, ma ancora teatro di scontri tra le fazioni più irriducibili avverse al papa, Sutri gravemente danneggiata dalle continue scorrerie e devastazioni che culminarono nel 1433 con la distruzione e l’incendio del borgo per mano di Nicolò Forte-braccio, decadde rapidamente. Del 1435 è la notizia della unificazione della sede vescovile di Sutri a quella di Nepi: il provvedimento è prova inequivocabile della profonda crisi demografica ed economica che investi in modo irreversibile la città, contrattasi ormai al solo nucleo urbano sul pianoro. A tale decadenza contribuirono in maniera decisiva il potenziamento ad opera dei Farnese di Ronciglione e, di conseguenza, lo spostamento dei traffici sulla via Cimina, divenuta la nuova linea di transito da e verso Roma a scapito della via Cassia, che venne sempre più a perdere di importanza nei collegamenti con il Lazio settentrionale e le regioni limitrofe. Privata dunque dell’elemento fondamentale che ne aveva determinato per secoli la vitalità sociale ed economica unitamente alla funzione strategica, e tagliata fuori dalla linea preferenziale di transito, Sutri partecipò in modo del tutto marginale alle successive vicende dello Stato Pontificio, nonostante i tentativi attuati a più riprese nel corso del XVI e XVII secolo dai cardinali governatori e dai vescovi, volti a migliorarne le modeste condizioni. Occupata dalle truppe francesi alla fine del XVIII secolo ed accomunata a Ronciglione in alcune infauste vicende che segnarono la dominazione francese nei territori della Chiesa, rientrò con la Restaurazione nello Stato Pontificio seguendone le sorti fino alla proclamazione del Regno d’italia.


Torre degli Arraggiati o di S. Paolo


L’insediamento originario, in parte rupestre e difeso da mura nei settori della rupe maggiormente vulnerabili, nasce probabilmente in epoca Longobarda. La particolare funzione strategica, acquisita nei secoli dello scontro con il ducato romano, è rafforzata dal taglio di un fossato, praticato su un asse N-S perpendicolare all’altopiano, e dall’erezione di un antemurale.

I resti si intravedono ai limiti occidentali dell’area del borgo, che si sviluppa per circa 350 m di lunghezza, da questo punto alla Torre degli Arraggiati o di S. Paolo (XII- XIII set).

La Torre a pianta rettangolare, con struttura portante in blocchi squadrati a mano in pietra tufacea e malta di calce e pozzolana, presenta un bel portale a triplici archi ogivali acuti e concentrici con nervature multiple poggianti su pilastrini con capitelli a fogliami di squisita fattura che, insieme alle costolature della torre e la precisione della muratura, dà un’idea del tipo di architettura in uso del vecchio Borgo.

L’Edificio era originariamente la Torre Campanaria dell’omonima Chiesa.

Alle spalle del rudere, tra la vegetazione incolta, si possono intravedere i resti di cortine murarie, forse relative ad un sistema di difesa che sorgeva nel punto di passaggio della via Cassia, la quale attraversava longitudinalmente il soprastante pianoro.

È il primo edificio che si incontra provenendo da Viterbo sull’antico tracciato della Via Cassia ( Monte Francocci ) e una delle ultime tracce dell’antico abitato del borgo medievale messo a ferro e fuoco da Nicolò Fortebraccio nel 1433 e completamente distrutto da un’alluvione nel 1493.

Diversi edifici simili alla Torre come Chiese, Ospizi, pensioni e laboratori artigiani dovevano essere presenti nel Borgo che si estendevano da Porta san Pietro fino all’Anfiteatro per tutta la lunghezza della Vallata.

Il nome della Torre degli Arraggiati o di S. Paolo deriva dal fatto che il convento di S. Paolo ospitò i frati dell’ordine dei Carmelitani, provenienti dalla Sicilia, quindi destinati in un luogo lontano dalla loro residenza, per questo furono individuati come “Arrabbiati” che in dialetto Siciliano si dice Arraggiati.

Piazza del Comune, antico foro della città romana, ha mantenuto invariata nei secoli la funzione di centro della vita politica e sociale della città.
L’arco di ingresso, che costituisce una sorta di quinta prospettica, ingloba una struttura a volta costituita da grossi blocchi in peperino, risalente al II sec. a.C.
Al centro della piazza si trova una fontana a vasca polilobata, recante il nome di Innocenzo XIII, che richiama stilemi tipici delle fontane romane di G. della Porta.
Sulla piazza si affaccia il Palazzo Comunale, che ospita lungo le pareti dell’androne e del cortile frammenti scultorei ed epigrafici di epoca romana e medievale.

Museo del Patrimonium, istituito nel 1997, ubicato nei locali dell’ex ospedale civico, già palazzo della Comunità di Sutri, ospita materiale proveniente dal duomo dell’Assunta e dall’annesso museo diocesano, con reperti archeologici e incunaboli. All’interno è presente una sezione dedicata all’arte sacra, comprendente tele, paramenti, arredi d’argento e decorazioni lapidee dell’antica cattedrale romanica.

Il Duomo fu consacrato da Innocenzo III nel 1207. Al suo interno sono custodite pregevoli opere, il pavimento della navata centrale, tutto a mosaico cosmatesco, una tavola di scuola romana del XIII sec. una preziosa statua lignea di S. Dolcissima attribuita alla scuola del Bernini, la Cripta risalente ad epoca Longobarda.
Vicino al Duomo della città si conservano resti di Impianti Termali di II sec. d.C.

Porta Franceta o Porta Vecchia, del XIV – XV sec. costruita con imponenti blocchi di pietra tufacea realizzati a mano, peperino e travertino, costituisce uno degli angoli più suggestivi della città.

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