Un pesce di nome Marta – Recensione del film: “La pazza gioia”

RUBRICA CINEMTOGRAFICA – Beatrice Morandini Valdirana ha tutti i tratti della mitomane dalla loquela inarrestabile. Donatella Morelli è una giovane madre tatuata e psicologicamente fragile a cui è stato tolto il figlio per darlo in adozione. Sono entrambe pazienti della Villa Biondi, un istituto terapeutico per donne che sono state oggetto di sentenza da parte di un tribunale e che debbono sottostare a una terapia di recupero. È qui che si incontrano e fanno amicizia nonostante l’estrema diversità die loro caratteri. Fino a quando un giorno, approfittando di una falla nell’organizzazione, decidono di prendersi una vacanza e di darsi alla pazza gioia.

Due donne agli antipodi: la  prima mitomane e incredibilmente loquace; la seconda: una mamma psicologicamente instabile e impaurita, a cui è stato sottratto il figlio.

Due donne unite dal filo del disturbo mentale e dal coraggio di spiccare un volo proibito, finiscono così per diventate compagne  di un’avventura verso la rispettiva redenzione. La storia dolceamara, che costringe a restare in bilico tra la risata e la commozione, si costruisce su un puzzle di attimi e racconti di pazzi dove diventa difficile trovare la verità e la realtà assoluta.

La follia in questo film viene rappresentata come una fuga dalla realtà ma come una risposta alla tristezza del mondo.

Immergendosi nella storia e nel viaggio senza meta delle donne si ha come il desiderio di diventare un po’ pazzi per potersi permettere di godere di una follia che si raffigura come rivincita non solo verso se stesse e le famiglie o gli affetti ma anche verso l’istituzione, sovvertendo l’ordine costituito, per poi farvi diligentemente ritorno.

Buona follia a tutti .

 

Anno: 2016

Genere: Commedia drammatica

Produzione: Italia

Durata 118 minuti

Regia di: Paolo Virzì

 

Share This