Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Nella Tuscia torna l’ombra del nucleare, stavolta come uno dei 3 siti che, dopo che il Governo ha tolto il segreto sulla Cnapi (Carta nazionale delle aree più idonee) che contiene i 67 siti in Italia giudicati più idonei ad ospitare le scorie nucleari sparse da sempre in piccole aree situate da nord a sud. La sorpresina d’inizio al nostro territorio è arrivata stanotte, dopo che il Governo ha autorizzato il 30 dicembre scorso la Sogin (società pubblica di gestione del nucleare) a svelare la mappa dei siti giudicati più idonei a concentrare, dopo anni di siti provvisori, la raccolta di fatto definitiva delle scorie nucleari derivanti dalle centrali dismesse negli scorsi anni.

Su 12 aree considerate “verde smeraldo”, ossia le più idonee in assoluto a diventare siti di accoglienza fissa delle scorie nucleari, la Tuscia ne ha addirittura 5 comprese tra i Comuni di Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano. Il che, in altre parole, significa che, insieme alle altre 7 aree con il maggiore punteggio di idoneità (due in provincia di Torino e due di Alessandria), avrebbe più possibilità di essere scelta. Immediato il no di vari politici ed associazioni del territorio che, dopo avere detto no alla centrale nucleare di Montalto di Castro, ora dovranno iniziare verosimilmente una nuova battaglia per evitare che la Tuscia diventi l pattumiera radiottiva nazionale.

I dettagli si possono vedere sul sito www.depositonazionale.it. Su questo sito si legge che “per ‘aree potenzialmente idonee’ si intendono le aree, anche vaste, che presentano caratteristiche favorevoli alla individuazione di siti in grado di risultare idonei alla localizzazione del deposito attraverso successive indagini tecniche specifiche e sulla base degli esiti di analisi di sicurezza condotte tenendo conto delle caratteristiche progettuali della struttura del deposito”.
Qui è possibile graficamente le aree considerate maggiormente idonee: http://geoportale.sogin.it/CNAPI_webGIS/default.html 

Per arrivare a queste scelte la Sogin ha utilizzato, come si legge sempre nel sito citato, 15 criteri di esclusione e 13 di approfondimento: nel primo caso per “per escludere le aree del territorio nazionale le cui caratteristiche non permettono di garantire piena rispondenza ai requisiti di sicurezza. L’applicazione dei criteri d’esclusione porta all’individuazione delle “aree potenzialmente idonee”, nel secondo per  “valutare le aree individuate a seguito dell’applicazione dei criteri di esclusione. La loro applicazione può condurre all’esclusione di ulteriori porzioni di territorio all’interno delle aree potenzialmente idonee e a individuare siti di interesse”.

Ora sorgono alcune domande spontanee. La Tuscia, secondo questi criteri, perché sarebbe idonea in modo “esemplare” per accogliere le scorie nucleari? Forse perché ancora incontaminata e “pronta” ad essere utilizzata per questi scopi? Si dice sempre che la ogni territorio ha la classe dirigente politica che si merita: ora avremo davvero modo di valutare il livello dei nostri rappresentanti per quella che si preannuncia una vero e proprio nuovo fronte di “guerra”. Tornano alla memoria le battaglie sul nucleare e l’inizio dell’uscita dall’energia atomica nel lontano 1987, quando passarono i 3 quesiti proposti che non imponevano lo stop al nucleare ma diedero chiaramente l’intendimento degli Italiani contro questa forma di energia. Lo stop arrivò formalmente dai successivi governi Goria, De Mita ed Andreotti con i quali cessarono le attività tutte le centrali rimaste in attività. Con il referendum del 2011, quindi, si dice definitivamente stop al cosiddetto nuovo programma nucleare italiano.

Alla luce delle tante battaglie contro il nucleare fatta dai sindacati, dalla gente e dalla politica negli anni Ottanta, ora serve un nuovo impeto per dire no ad una localizzazione di scorie atomiche che, anche per le sue dimensioni, sembra massiccia in base ai criteri sopra ricordati. Il problema delle scorie è immenso e dire un semplice no non risolve granché: quello che è certo è che una terra come la Tuscia che vive di turismo, produzioni locali e a vocazione ambientale avrebbe un colpo all”immagine, sociale ed economico  senza precedenti se andasse avanti il progetto di essere sito di deposito di scarti nucleari. Dopo il tentativo di nuove centrali geotermiche ora il nucleare: vedremo se la sinergia avuta al no dei Comuni del lago di Bolsena la troveremo anche a livello generale sulla nuova sfida che è dire no al nucleare versione 2021.

 

L’articolo Scorie nucleari, la Tuscia la più idonea d’Italia. Sui 12 siti “migliori” 5 sono nel Viterbese proviene da .

Share This