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“Le attività di somministrazione dei piccoli centri non vanno trattate come quelle delle grandi città”

VITERBO – I sindaci e amministratori dei piccoli comuni scrivono ad Anci Lazio per chiedere interventi nella direzione di distinguere tra attività di somministrazione delle grandi città e dei piccoli centri.

Una lettera firmata da Stefano Bigiotti, sindaco di Valentano, Paolo Dottarelli, sindaco di Bolsena, Massimo Bambini, sindaco di San Lorenzo Nuovo, Alessandro Romoli, sindaco di Bassano in Teverina, Rinaldo Marchesi, sindaco di Barbarano Romano, Antonio De Rossi, sindaco di Capodimonte, Luca Benni, vicesindaco f.f. di Montalto di Castro, Annalisa Arcangeli, vicesindaco di Nepi, Francesco Di Biagi, sindaco di Latera, Luca Beraldo, assessore di Celleno, Edoardo Ciocchetti, consigliere comunale di Gallese e Sergio Caci, membro del Comitato delle Regioni.

“Abbiamo inviato una lettera al Presidente di Anci Lazio per sollecitare un suo intervento nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Presidenza della Regione Lazio, sulle conseguenze della diretta applicazione delle norme espresse nel recente DPCM del 24.10.20, da cui deriva una generalizzata chiusura degli esercizi pubblici di bar e ristorazione alle ore 18:00, senza che sia stata debitamente contemperata la diversità propria dei piccoli Comuni rispetto all’identità delle Città Metropolitane – così nella lettera -.

Impensabile che la grave situazione derivata dal diffondersi del Coronavirus continui ad essere imputata a specifiche categorie commerciali, dopo che agli stessi titolari sono stati chiesti sacrifici importanti per adeguare i propri locali alle norme anti-covid e consentire l’accesso in sicurezza degli utenti; impensabile non si intenda adottare una più adeguata distinzione tra le città ad alta densità abitativa e le piccole realtà comunali, senza dare garanzie certe di ristoro e indennizzo alle partite IVA coinvolte.

Siamo enormemente preoccupati per le voci che circolano sui futuri DPCM, per le decisioni che potrebbero essere assunte dal Governo, senza che lo stesso sembri comprendere le reali esigenze di un territorio variegato e non eterogeneo, che vive di piccole sfaccettature, che sono però fondamentali e molto complesse da analizzare; per questo motivo, come fatto anche dai colleghi della Provincia di Grosseto, abbiamo deciso di fare un appello al Presidente di Anci Lazio, Riccardo Varone, al fine di far sentire la nostra voce nei confronti del Governo. Ci stiamo giocando buona parte del futuro delle nostre comunità, stiamo lavorando alacremente per non lasciare indietro nessuno, ma abbiamo bisogno di risposte serie ed oculate.

Abbiamo bisogno di aiuti economici concreti oggi, non tra sei mesi.

Siamo preoccupati per la grave condizione epidemiologica, ma alle misure stringenti del Governo devono necessariamente corrispondere immediate risorse, utili proprio per aiutare chi è impossibilitato nell’esercizio del suo lavoro. Sindaci e amministratori locali sono disponibili a fare la loro parte in prima linea, ma non possiamo tacitamente osservare il formarsi di una frattura sociale, che rischia di essere incontrovertibile se non saranno messe in campo risorse certe a sostegno di chi, malgrado tutto gli sforzi effettuati, è costretto alle 18 ad abbassare la propria saracinesca”.

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