E’ profondo come il mistero dell’abisso lacustre, l’animo del vecchio pescatore di Marta.
Di lui parla la ruvida pelle che, seccata al sole nel ripetersi ancestrale delle albe e dei tramonti, lascia affiorare i fiotti d’una eterna spiritualità propria solo a chi ha intriso di devozione le mirabili fatiche ed ha immerso le asperità della vita nel misticismo laico più alto e insondabile.
Nonostante il preambolo, necessario a quella che le cronache più alla moda definirebbero narrazione, non peccheremo di tanta modernità. Ma la storia del pescatore, ignaro d’essere passato per questa vanitosa penna, ne trarrà, si auspica, una qualche legittimazione.
In un giorno disteso nel calmo letto azzurro d’acqua quando il cielo timido accennava sibilline velature di insincerità Celeste, deciso a sciogliere quelle corde umide e nerastre dal molo e caricato il martavello, la fedele rete grossolana a imbuto, puntò il triangolo pinzuto della barca verso il largo e partì.
Ogni partenza conteneva in sé la sacralità liturgica di una messa pagana che lui, in piedi, eretto sopra la sua stessa rettitudine, inconsapevole sacerdote del proprio tempio, celebrava col rito della distribuzione dei santi lungo le fiancate delle sue “sponne” sublimando con dovizia e meticolosità la sua preghiera apocrifa.
“Voi, Santa Lucia, méttéteve a poppa”.
“Voi, invece, Santa Marta, méttéteve a prua”.
“Voi, San Biagio, state meqquì vicino a me”.
“Voi, invece, Madonna Santissima Del Monte, méttéteve mellajò, ché da mellì me guardate tutta la barca”.
E così, anche quel giorno, si rinnovò come ogni volta il rito propiziatorio della protezione invocata per la propria salvezza.
Non passò, però, nemmeno la prima secca che l’ombra delle nuvole si sostituì rapidamente alla luce brillante del mattino e ancor più presto il “vento ritto ‘nfagognato” cominciò a soffiare sulle onde sempre più minacciose.
Celeste, che non aveva disteso ancora le gambe sul “fonno”  gonfio e melmoso guardò indietro verso la riva ormai lontana e rassegnato e implorante, tra i solchi rugosi delle mani giunte, domandò ai santi la restituzione misericordiosa dei suoi voti.
I flutti si frangevano via via più violenti contro le pareti di faggio vogate fin laggiù, ormai ingovernabili nel turbine di quella tempesta.
Celeste, monaco ferito, si raccolse in un mutismo rappreso e rancoroso fino a che, tirato un lungo respiro, gridò:
“Per la madonna scénnéte tutte da la mi barca!”.
 

Laura Sega Marchesini, laureata in Economia è scrittrice di racconti, saggi e articoli su riviste cartacee e quotidiani on line. E’ cantante, cultrice di musica e tiene concerti come voce solista.
“Polvere di farfalla” è la sua ultima pubblicazione, un mosaico di racconti sapientemente in bilico tra narrazione e poesia.Il libro è disponibile su: https://www.intermediaedizioni.it/libri/1075-polvere-di-farfalla.html

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