Lago di Bolsena – Francesco Chiarelli denuncia uno stato d’abbandono – E’ crisi per i pescatori professionisti

 

 

Lago di Bolsena

Francesco Chiarelli denuncia uno stato d’abbandono

E’ crisi per i pescatori professionisti

 


Tempi di crisi per i pescatori di professione del lago di Bolsena. Il coregone, forse il pesce più pregiato, è in forte diminuzione. Giuliano Rocchi, martano e rappresentante di una associazione pescatori professionisti, già mesi fa aveva chiesto un intervento dell’Amministrazione Provinciale, per limitare le €œtroppe licenze€ a pensionati o a chi fa il mestiere come seconda o terza attività .

A oggi i titolari di licenza sono 167, ma quelli che vivono coi proventi della pesca sono poche decine. Negli altri laghi d’€™Italia la situazione “€pesca professionale”€ è profondamente diversa; un esempio per tutti: sul lago di Garda (tra l’€™altro molto più grande del nostro) le licenze sono appena sette.

Anche i pescatori sportivi lamentano una situazione generale a dir poco allarmante. Gli appassionati del persico reale, dipingono un quadro a tinte fosche su questa specie autoctona e sempre più rara. Anche gli appassionati alla pesca del Black Bass lamentano la stessa situazione. Ma sono sopratutto i carpisti a essere sempre più preoccupati, sia per il minor numero di catture degli ultimi tempi, sia per la sensibile diminuzione degli esemplari di media-grande taglia (15-25kg). Ciò è dovuto, secondo quanto riferiscono, alla pratica di pescatori che prelevano (anche nel periodo di pesca vietata per questa specie), grandi carpe dal lago per trasferirle vive nei laghetti a pagamento di tutta Italia.

Per contrastare il fenomeno, presente anche altrove, alcune Provincie sono corse ai ripari, aiutate anche da enti preposti quali Getapesca, (che si occupa della salvaguardia delle specie ittiche), oppure hanno approvato già il €œprogetto tutela carpa€, sponsorizzato dall’€™associazione Carpfishing Italia.

Molte sono le associazioni che tutelano i carpisti, ma nel nostro (forse unico) caso sembra che il disinteresse da parte delle Istituzioni e la mancanza quasi totale dei controlli sulla pesca professionale, facciano piombare il nostro lago in uno stato di abbandono e di degrado che proprio non merita. Viene logico pensare che basterebbe talmente poco per allinearsi con tutti gli altri laghi d’€™Italia, dove la pesca professionale è pressoché scomparsa o comunque molto limitata in quanto considerata un reale €œrischio€ per le risorse economico/turistiche legate alla pesca sportiva.

Invece nel nostro lago le agevolazioni per i professionisti aumentano; è stato da poco reintrodotto l’€™uso dei mattavelli fissi a maglia cieca, vietatissimi altrove da decine e decine di anni, in quanto considerati reti distruttive per la fauna acquatica (al loro interno rimangono intrappolati tutti i tipi pesci, di ogni specie e misura, sta poi al professionista €œfare selezione€ e rilasciare gli esemplari non idonei. Ma la selezione sappiamo benissimo che in tempi di crisi saranno veramente pochi a farla. Tornando all’€™importanza delle gradi carpe nel territorio nazionale, le provincie di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Ancona e Vicenza, hanno modificato i regolamenti di pesca, introducendo la taglia massima prelevabile per le carpe: quelle che superano i 70cm o 8Kg di peso dovranno essere rilasciate subito nel medesimo luogo dove vengono catturate.

Tale norma vale anche, ovviamente, (io direi soprattutto), per i pescatori di professione. Un grande risultato con la speranza che le altre Provincie seguano l’€™esempio. Per ora c’è la disponibilità a discutere dell’€™argomento da parte delle regioni Molise, Lombardia, Marche, Friuli, e nel Lazio della Provincia di Frosinone. E’necessario che le istituzioni tutte, facciano la loro parte, e soprattutto che ci dicano che fine hanno fatto i centomila euro che hanno incassato in soli 4 anni con la pesca alla carpa.

Circa un anno fa, nei numerosi incontri presso l’€™amministrazione provinciale di Viterbo, tra le associazioni pescatori e l’€™assessore alla pesca, era scaturita la proposta di un tavolo permanente sui problemi della pesca nel lago di Bolsena, ed in genere nella nostra Provincia. Non so ad oggi, se è stato mai realizzato, se magari funziona e opera, o se, come spesso accade, tutto è caduto nel dimenticatoio. Se così fosse, sarebbe proprio il caso di rispolverare l’€™idea e di correre ai ripari prima che sia troppo tardi, a meno che non si voglia rinunciare alla valorizzazione del nostro territorio e al notevole indotto turistico/economico collegato alla pesca sportiva in genere ed al Carp Fishing in particolare.

Intanto ora noi che rilasciamo i pesci, fino al 1 Luglio non possiamo pescare le Carpe nel Lago, “divieto assoluto di Carp Fishing” dice la legge, quando ormai anche i sassi sanno che, puntualmente, si riapriranno le scorribande di “professionisti” a caccia di carpe in notturna in pieno divieto, che trovando le Carpe ammassate per la frega, saranno molto facilitati nel catturarle, per la gioia dei proprietari dei laghetti a pagamento, arrivando addirittura a mettere le reti dentro ai porti come ogni anno…!!!!! Tutti sanno (guardie comprese) ma nessuno parla, e nessuno fa qualcosa.

 

Francesco Chiarelli

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