Esistono persone che, nonostante le difficoltà e gli imprevisti, non si lasciano abbattere, individui che continuano a combattere agendo in base ai propri obiettivi.
Giulia Ragonesi appartiene a questa categoria. Giovane dottoressa poco più che trentenne, rigorosamente viterbese, ha da poco aperto uno studio di medicina generale a Viterbo in via dei Monti Cimini, 19.
La sua storia coincide e diverge da quella di molti altri giovani che vivono questo contesto epocale, fornendo una prospettiva interessante e innovativa da cui prendere esempio e da cui guardare la Tuscia e il suo capoluogo. La incontriamo in remoto nelle modalità di questi tempi, per ascoltare la sua narrazione di vita. C’interessa scoprire come ci si approccia alla professione in un momento in cui la medicina del territorio diviene il faro di questa era pandemica . E cominciamo dagli inizi .

Da dove nasce il suo amore per la medicina?

Nasce fin da quando ero bambina, possiamo definirlo “amore a prima vista”. Sicuramente non è ispirato a vicende dei miei famigliari, che lavorano in tutt’altri settori. Con il tempo, la mia passione si è evoluta fortunatamente, anche perché non passai il test d’ingresso a medicina la prima volta. Ma ero irremovibile, così studiai più duramente e lo superai al secondo tentativo. È stato un percorso lungo e difficile, con momenti di sconforto, ma alla fine, quando hai l’occasione di poter aiutare gli altri, è veramente gratificante.

Come coesisteva il rapporto con Viterbo?

Ottimo, nelle fasi adolescenziali. Un po’meno nel periodo universitario, quando sei in fase di passaggio tra adolescenza ed età adulta, perché Viterbo offre veramente poco dal punto di vista culturale. Difficilmente si organizzano mostre o eventi. Non c’è una vera e propria movida, c’è più una zona di bar. Quindi, anche per motivi di studio, mi sono trasferita a Roma. Finito questo periodo, divertentissimo tra l’altro, sono tornata qui dove, da un punto di vista lavorativo, ci sono molte opportunità. Infatti, c’è una minor concentrazione di professionisti rispetto alle grandi città.

I primi contatti con i pazienti?

Mi hanno subito fatto capire la grande differenza tra la medicina ideale dei vari trattati specialistici con i suoi ferrei passaggi logici e la medicina reale che esercitiamo ogni giorno: la complessità e l’unicità di ogni paziente, le difficoltà nell’intraprendere una terapia il più possibile ritagliata sulle sue esigenze, la condivisione di scelte importanti, la capacità di affrontare imprevisti e di gestirli in maniera rassicurante, la capacità di farsi carico del peso di una cattiva notizia o di una diagnosi infausta, la ricerca del giusto grado di empatia e del necessario distacco emotivo per mantenersi lucidi.

 

Da poco più di un mese ha aperto il suo studio in un momento abbastanza delicato. Quali sono le sue aspettative e le speranze?

Di migliorare. Ho avuto recentemente una paziente in terapia intensiva, che fortunatamente ora riesce a respirare da sola. Non bisogna dimenticare che Viterbo ha un RT, un indice di contagi, molto alto, da non sottovalutare. Aprire uno studio di medicina generale in questo momento storico può essere molto complicato sia nella gestione della parte burocratica, sia nella gestione dei pazienti. La speranza è di uscirne quanto prima, con meno danni possibili e che venga prodotto il vaccino. Sono molto preoccupata per i mesi futuri, quando l’influenza si farà sentire, probabilmente con maggiore intensità. La mia paura è che aumentino i normali sintomi influenzali, che, essendo poco scindibili dai sintomi del Covid, accresceranno le richieste dei tamponi. Il risultato sarà una situazione ancora più caotica di adesso.

Progetti e desideri  futuri come medico e come donna?

Per ora sono contenta di ciò che ho ottenuto: sono diventata medico, in poco tempo ho aperto l’ambulatorio e adesso la vita mi regala un grande gioia: aspetto un bambino. Mi sono tolta molte soddisfazioni lavorando, mi sento realizzata, e credo di non desiderare altro al momento. Sempre dritta sulla mia strada. Per questo motivo e per mille altri, a dispetto di tutte le complicazioni che si pareranno sul mio cammino, so che ho fatto la scelta giusta. E forse l’ho sempre saputo.

Ritornata a vivere la sua città e  i suoi luoghi quale è l’angolo  in cui evade per rilassarsi?

 Il punto che preferisco di più è il lago di Bolsena, dove mio marito ha una casa. A quel luogo associo un sacco di ricordi spensierati, è impossibile non affezionarsi. Se chiudo gli occhi, riesco a vedere l’incantevole panorama che si vede da lì.

 

Per chi deve scegliere il proprio medico, c’è una giovane dottoressa disponibile.

Share This