Dante come lo racconta Antonello Ricci. Una bomba sta per esplodere alla rocca Farnese di Ischia di Castro

ISCHIA DI CASTRO – Narrare Dante e la Maremma. Nel paese di mia madre, Ischia di Castro. Da dove la vita la esiliò, giovanissima, all’inizio degli anni Trenta. Varcando una mattina all’alba la porta del Di-Dentro. Per non tornare mai più. Al tempo di malarie e polmoniti. Al tempo in cui Dante era ancora amato dal popolo e tramandato a memoria dai poeti a braccio, veri griot delle comunità locali. Cantato per piazze, osterie e fiere.

Narrare Dante e la Maremma nella sala nobile della locale rocca Farnese. Là dove, alla metà del ‘400, furono dettate (ancora vi riecheggiano) le parole testamentarie del fondatore della grandezza della stirpe: Ranuccio il Vecchio. Parole ricche di amore e humanitas da parte di un principe per le sue genti. Perché l’Italia, serva di dolore ostello, era già irrimediabilmente cambiata dai tempi di Dante. Ma in quel testo risuona ancora, sebbene al negativo, un vago ricordo dei tempi del fiero orgoglio dei liberi Comuni.

“Sabato 12 giugno, dunque, a partire dalle 17.30, al piano nobile della rocca Farnese di Ischia leggerò-commenterò passi scelti da Inferno XIII e XXV, XXVI e XXIX, da Purgatorio V e XIII. Ma anche alcune ottave di Delo Alessandrini, poeta popolare ischiano; nonché brani dai più bei racconti di Mario Puccini (ischiano d’adozione) e dell’indimenticato Donato Donati”. Così Antonello Ricci. 

“Dante in Maremma” è un racconto rivolto a tutti. Vi aspetto numerosi. L’iniziativa è sostenuta dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ed è organizzata dal Sistema bibliotecario del Lago di Bolsena e dal Comune di Ischia di Castro.

“Dante in Maremma” è la prima tappa di un mio personale mini-tour dantesco – per il 700° anniversario della morte del poeta – che si snoderà tra lago di Bolsena e la Maremma. Dopo Ischia di Castro, sarà infatti la volta di Cellere, Valentano, Farnese. Ogni sosta, sia chiaro, un racconto diverso. Trasumanati nell’incanto mirifico della Comedìa: il più gran libro mai scritto da un cristiano.

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