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DA VISITARE NEI DINTORNI


I Ruderi dei Castelli Medievali


Castello di Cenciano


Proseguire oltre la stazione Co.TRA.L. fino a giungere al serbatoio dell’acquedotto comunale, sotto l’arcata della ferrovia Civitavecchia-Orte.

Per arrivare ai ruderi bisogna passare dentro la recinzione e prendere una viottola che si inerpica sulla collina soprastante.


Castello di Castiglione


Prendere la strada di fronte alla chiesa della Madonna del Soccorso, sotto il ponte della ferrovia Co.TRA.L., e proseguire per via di Pianaglioni. Fatti circa cinquecento metri parcheggiare lungo la strada. Sulla destra, in corrispondenza di un campo di piccole querce, in proprietà privata, vi è il sentiero per giungere ai ruderi del castello di Castiglione, detto anche Castellacelo. Nei sotterranei del castello è conservata la vecchia mola medievale.


Castello di Santa Bruna


Prendendo come riferimento la stazione dello Stato, lungo la strada vignanellese, percorrere la strada di campagna tra Cardelli e la proprietà Pratesi.

Passato il ponte e giunti a una fattoria sulla cima di una collinetta, girare due volte a sinistra seguendo i pali della luce, fino a una maestosa quercia che divide la strada. Quindi girare a destra, in una stradina in discesa, in fondo alla quale si trovano il campanile e i ruderi del castello di Santa Bruna.

Qui, nel medioevo, sopra un preesistente pagus fariseo, vi fu costruito il castello dei Cenci.

Vinto dall’alleanza corchianese-gallesina nel 1202 e abbandonato, il castello sopravvisse come chiesa dedicata a Santa Bruna, una santa che peraltro non è mai esistita e deve aver preso il nome dalla località ( Bruna ), oppure da una Madonna che vi era conservata di aspetto bruno.


Complesso archeologico-monumentale della Madonna del Soccorso


Circa 1 km ad ovest di Corchiano, lungo la strada comunale per Fabrica, si incontra una ricca serie di testimonianze relative sia all’abitato falisco che all’epoca medievale e rinascimentale.

Le testimonianze più antiche, visibili lungo la strada comunale, ad ovest della chiesa della Madonna del Soccorso, consistono in una serie di tracciati viari tagliati nel tufo imperniati sulla Via Amerina ed in una necropoli rupestre di notevole importanza. Le tombe, due delle quali sono attualmente ben visibili, sono caratterizzate da vestibolo a portico con due colonne in antis ed architrave, finta porta con battenti e stipiti terminanti a becco di civetta, dromos che conduce in basso ad una camera a pianta quadrangolare con o senza colonna centrale.

G.Colonna ha proposto per questo tipo tombale ( la cui cronologia è da porsi tra il 350 ed il 240 a.C. ) una derivazione da Norcbia, soprattutto per quanto riguarda il vano di sottofacciata, che trova la manifestazione più eclatante nella Tomba Lattanzi: l’adozione a Corchiano della tomba a portico di tipo etrusco è quindi un’ulteriore testimonianza – accanto a quella delle iscrizioni – della ricezione di importanti stimoli ed influssi culturali provenienti dall’Etruria.


Sito di Ponte del Ponte


Nella zona a Nord di Corchiano, riveste un particolare rilievo il sito di Ponte del Ponte, il cui nome deriva dagli imponenti resti di un acquedotto antico ( forse preromano ) che attraversa la valle del Rio della Tenuta.

Questa imponente struttura, larga m 4,55 e conservata per un’altezza di m 10, è costituita da un massiccio muro a corpo pieno realizzato in opera quadrata di tufo, con blocchi disposti per testa e per taglio e lavorati con anathyrosis; posto ad occupare in senso trasversale la gola del torrente, l’acquedotto consentiva, tramite cunicoli, lo scorrimento dell’acqua proveniente da una sorgente ed era affiancato da un altro cunicolo entro il quale confluivano le acque del Rio della Tenuta, deviate più a monte. La struttura è stata tradizionalmente considerata una delle maggiori opere di ingegneria falisca e messa in relazione con un abitato posto sull’adiacente pianoro di S. Giovenale.


Le necropoli Falische


La necropoli della Caprareccia, nascosta dalla vegetazione, è sulla vecchia stradella che dal Piaròlo ( dove fanno il Presepe Vivente ) conduce alla chiesa di S. Maria delle Grazie.


La Via Amerina


Era la via falisca e romana che collegava Roma con il Nord dell’Italia.

Per vedere bene un lungo tratto della via, con i basolati ben squadrati e i segni dei solchi dei carri, dobbiamo prendere la strada per Gallese. Fatti trecento metri circa
giriamo a sinistra e percorriamo una stradicciola in salita. L’antica via affiora dopo il casale Sciardiglia. Nel territorio di Corchiano si conservano consistenti tratti della principale arteria che attraversava l’agro falisco in età romana e che, distaccandosi dalla Cassia all’altezza della Valle del Baccano e dirigendosi verso Nord, toccava Nepi e Falerii Novi, e, passando ad Ovest di Corchiano, proseguiva verso Amelia, Todi, Perugia per giungere poi a Chiusi dove confluiva di nuovo nella Cassia.

Le tracce più cospicue del basolato della strada sono visibili a sud del Casale Pilera e più a nord, in località La Torre, nei pressi di una torre medievale.


Il borgo medievale


Molto suggestivo è il borgo medievale di Corchiano, arroccato su un alto sperone tufaceo che si affaccia sul Rio Fratta, del quale è possibile comprendere l’antico assetto percorrendo il dedalo di vicoli e stradine in pendenza del centro storico. Della rocca, le cui origini sono da ricondurre all’XI o al XII secolo, si conserva solamente un torrione che appartiene alla ristrutturazione cinquecentesca dei Farnese.

In piazza IV novembre antistante il borgo medievale, sulla sinistra, si trova la fontana Farnese a sei cannelle, ristrutturata nel 1661. Sulla destra, fino al 1979, v’era il palazzo Farnese, costruito dalla potente famiglia sopra il preesistente castello medievale di Corclanum. Divenuto fatiscente si preferì abbatterlo e costruirvi un belvedere e un parcheggio. A testimonianza del castello fu lasciata una parte di torrione.

Da piazza IV novembre si sale una piccola rampa e si entra nel borgo medievale. Ecco Piazza San Valentino. Fino al 1897 in questa piazza sorgeva la chiesa di San Valentino in stile romanico, che si preferì abbattere per costruirvi una fontana che in realtà non fu mai realizzata. Due capitelli finirono nella chiesa di San Biagio e il portale alla chiesa di Santa Maria.

Sulla destra della piazza si trova il vecchio palazzo comunale, oggi divenuto sede della biblioteca. Nelle caratteristiche vie notiamo gli stemmi gentilizi sopra i portali, i rustici profferii, le arcate buie.

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