CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE


La storia lo descrive come una selva oscura aspra e selvaggia che fu trasformata a fine ‘800 dal marchese Edoardo Chaen in un suggestivo dedalo di sentieri e zone di sosta, oltre ad agevole via di fuga in occasione di attacchi al proprio castello.

Il microclima fresco e umido, la diffusa pietrosità, intervallata da accumuli di fertile suolo ha favorito un’insolita commistione di specie arboree che, sia per volontà del proprietario sia per l’asperità del terreno, si sono conservate fino ai giorni nostri.

Le indagini effettuate sulla vegetazione hanno evidenziato la presenza di habitat d’interesse prioritario per l’intera Comunità Europea così come, la presenza di una comunità ornitica ricca e abbondante gli ha consentito anche l’attribuzione di zona di protezione speciale.


La Flora


Le foreste di versante ascrivibili all’alleanza Tilio-Acerion sono state definite dai fitosociologi come habitat a carattere fortemente relittuale sporadiche lungo l’arco appenninico e localizzate su un numero esiguo di siti ( solo sette per il Lazio ). Tali fitocenosi sono da riferire a condizioni geomorfologiche e edafiche ben precise spesso caratteristiche del fondo e dei versanti di valloni stretti e delle forre, dove si accumulano spesso consistenti strati di humus e nutrienti; si trovano più frequentemente su substrati calcarei e più raramente su quelli silicei. Il corteggio floristico che le accompagna ha molti elementi in comune con le faggete e i boschi misti mesofili. Le specie caratterizzanti l’habitat sono l’acero di monte ( Acer pseudoplatanus L. ), l’acero d’Ungheria ( Acer obtusatum W. et K ), il frassino comune ( Fraxinus excelsior L. ), il tiglio nostrano ( Tilia platyphyllos Scop. ), il tiglio selvatico ( T. cordata Miller ) e l’olmo montano ( Ulmus glabra Hudson ), spesso annoverate fra le essenze arboree dominanti. La vulnerabilità di queste formazioni vegetali nasce dalla loro limitata estensione e spesso la difficoltà di accesso ne ha garantito ancora oggi un discreto stato di conservazione.

In contatto catenale con le specie dell’alleanza Tilio-Acerion troviamo un soprassuolo costituito da formazioni quasi pure di agrifoglio ( Ilex aquifolium L. ) e di faggio ( Fagus sylvatica L. ), sporadico, specie dominati dell’habitat prioritario “Faggeti degli appennini con Taxus e Ilex” riconosciuto come esistente all’interno del bosco del Sasseto anche se in modo molto frammentato.

Fra le essenze arboree presenti non sono certo da trascurare le specie appartenenti al genere Quercus come gli splendidi lecci che costituiscono una percentuale rilevante degli alberi vetusti. Passeggiando lungo i viottoli del Sasseto non si può fare a meno di notare la ricchezza di muschi e felci durante tutto l’anno e le splendide fioriture della stagione primaverile, ma un altro elemento che certo balza agli occhi è la presenza di legno morto in piedi e di tronchi a terra brulicanti di vita.

Gli ecosistemi forestali ricchi di elementi di naturalità come il bosco del Sasseto offrono nicchie ecologiche di eccezione. I tronchi morti assolvono alla funzione di sito di rifugio per anfibi ( es. Salamandra e Geotritone ), micromammiferi, rettili, artropodi, funghi. Il legno in decomposizione, infatti, garantisce alti tenori di umidità utili per lo svernamento o l’estivazione, per sfuggire sia ai predatori sia alle ore più calde; inoltre, questi substrati sono riserve di prede come ad es. insetti xilofagi, adulti e larve di artropodi in genere crostacei, gasteropodi, anellidi etc.

La permanenza di substrati legnosi di varie età e in diversi stadi di decomposizione lasciati sul terreno favorisce inoltre, lo sviluppo di una complessa e meticolosa stazione di riciclaggio che rilascia minerali e humus nel terreno, messa in opera da specie fungine saprotrofe lignicole, indispensabile per le catene alimentari delle foreste.


La Fauna

Le caratteristiche uniche del Monumento Naturale Bosco del Sasseto si riflettono sulla comunità animale presente. A partire dal 1996 sono stati effettuati regolari censimenti dell’avifauna nidificante all’interno del Sasseto e sono state censite complessivamente 25 specie nidificanti. Oltre alla ricchezza di specie si sottolinea l’elevata abbondanza, rispetto alle normali situazioni forestali, di determinati uccelli, tipici di boschi maturi. Tra questi vi sono le cince ( in particolare cincia bigia ( Parus palustris ) e cinciarella ( Parus coeruleus ), i picchi ( picchio rosso maggiore ( Picoides major ) e picchio verde ( Picus virdis ), il rampichino ( Certhia brachidactyla ), l’allocco ( Strix aluco ), il picchio muratore ( Sitta europaea ) e lo scricciolo ( Troglodytes troglodytes ).

Sono, inoltre, da citare lo sparviere Accipiter nisus, tipico rapace forestale, il nibbio bruno ( Milvus migrans ) altro rapace che frequenta l’area pur non nidificando nel Sasseto, e la tordela ( Turdus viscivorus ). Tra i mammiferi sono da ricordare il capriolo, l’istrice, la martora, il ghiro e lo scoiattolo. Tra gli invertebrati sono state segnalate alcune specie di interesse comunitario tra cui il cervo volante (Lucanus cervus), coleottero particolarmente vistoso per le grandi dimensioni con le tipiche mandibole dentate dei maschi, il cerambicide delle querce ( Cerambyx cerdo ) dalle lunghe antenne e il raro Osmoderma eremita. In passato è stata accertata anche la presenza della Rosalia alpina, splendido coleottero cerambicide di color azzurro cenere con nette macchie nere.

Tutti questi invertebrati sono legati alla presenza di alberi di grandi dimensioni morti o in deperimento e rappresentano quindi dei validi indicatori di boschi maturi ed evoluti.

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