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DA VISITARE NEI DINTORNI


Soriano nel Cimino


Piccolo e raccolto ai piedi del castello Orsini, si visita con una breve e piacevole passeggiata lungo i vicoli, in saliscendi che si intrecciano alle spalle della centrale piazza Vittorio Emanuele. Da visitare:

•   Il castello Orsini
E’ l’edificio più rappresentativo del paese. Ha forma di parallelepipedo ed è composto dal palazzo propriamente detto, fatto costruire da Papa Nicolò III Orsini, da una torre rettangolare più antica e da alcuni fabbricati minori che uniscono le due costruzioni. L’intero complesso è circondato da possenti mura e sormontato da merli guelfi. Oggi il castello è visitabile e, almeno esternamente, conserva ancora intatti il fascino ed i caratteri di una maestosa fortezza medievale.
Intorno al castello sorge l’antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica.

•    Palazzo Chigi-Albani
Il palazzo fu ideato e parzialmente realizzato negli anni in cui il feudo appartenne ai Madruzzo. Il cardinale Cristoforo impostò i lavori relativi alla fonte, le cui sculture furono scolpite direttamente sulla preesistente pietra ed edificò il primo piano del palazzo. I lavori furono iniziati nel 1561, ma la morte ( 1578 ) non permise al Madruzzo di realizzare interamente i progetti. I lavori del complesso monumentale furono completati ad opera della famiglia Albani nel corso del XVIII secolo.

•    Fonte Papacqua
La fonte di Papacqua, complesso di indubbio valore artistico, è alimentata da una sorgente che scaturisce in sito ed è articolata in gruppi più o meno vasti, in singole figurazioni e in decorazioni. Il gruppo centrale, ampio e complesso, è costituito da figure di animali e satiri, di bambini e del Dio Pan, sovrastati da una grande donna
con i piedi di capra. Ancora più suggestivo è il gruppo, di chiara origine biblica, rappresentante Mosè che, circondato da Ebrei, fa scaturire l’acqua da una roccia.
Di grande pregio sono le statue che rappresentano le quattro stagioni ed i numerosi mascheroni con zampilli, che circondano semiperimetralmente il piazzale.


Nei dintorni


•    La torre di S. Maria di Luco
La torre di Santa Maria di Luco, alta torre a pianta quadrata che spicca in una zona boscosa, ma pianeggiante, è situata a destra della stradina che unisce Bassano in Teverina con la frazione di S. Eutizio. Il basamento è costruito con massi molto antichi probabilmente appartenenti ad un edificio romano preesistente. Il resto della torre è di origine medievale. Nei suoi pressi, come attesta una bolla di Innocenzo IV del 1244, sorse una abbazia benedettina dedicata a Santa Maria di Luco, della quale oggi nulla rimane.

•    Contrada Fornacchia
La contrada Fornacchia è situata a circa 5 chilometri dal centro, sulla strada provinciale Sorianese. Deriva il suo nome da antiche fornaci di laterizi ivi ubicate. Nella zona si trovano antichi resti murari, varie tombe a fossa e a grotta e numerosi cunicoli.

•    Chiesa di S.Angelo
La chiesina di S. Angelo è sita sulla strada provinciale Sorianese a circa un chilometro dall’abitato. Citata già in una bolla d’Alessandro VI nel 1494, fu distrutta e poi riedificata nel 1596 da Onofrio Cozzi. Dopo alterne vicende, legate a donazioni e benefici, adesso giace in stato di semiabbandono. Tutte le chiese dell’itinerario non sono visitabili all’interno ad eccezione della chiesa della Madonna del Carmine nella quale la domenica mattina è celebrata una messa.

•    Chiesa della Madonna del Poggio
La chiesa della Madonna Del Poggio e l’attiguo convento risalgono agli inizi del 1600. Situata nei pressi del cimitero, è notevole per il grande altare maggiore e per il coro interamente realizzati in legno di noce. Antichi affreschi che raccontano la vita di S. Francesco di Assisi e dei suoi frati si trovano sotto i portici del chiostro dell’attiguo convento, ormai dimesso.


Il Monte Cimino


Il comprensorio del Monte Cimino è stato riconosciuto come Sito d’Importanza Comunitaria ( S.I.C. ) e Zona a Protezione Speciale ( Z.P.S. ), e appartiene alla Rete di Aree Protette Natura 2000 ( programma della Comunità Europea ), in quanto zona rappresentativa della biodiversità Mediterranea. Da esso hanno origine la maggior parte dei corsi d’acqua che bagnano il territorio comunale di Soriano e finiscono col gettarsi nel Tevere o in alcuni suoi affluenti. Fra i maggiori si ricordano i torrenti Martelluzzo, Sarameia e Serraglio che confluiscono tutti nel Vezza, che si getta a sua volta nel Tevere, e i torrenti Sanguetta, Acqua Fredda, degli Orti ( o di Papacqua ) e Molinella.

La Faggeta, situata sulla sommità del suddetto monte, vi si estende per circa 56 ha, e è di proprietà del Comune di Soriano. È uno degli ultimi residui di un’antica ed estesa foresta descritta da Tito Livio, al tempo in cui i Romani erano in guerra con gli Etruschi, come “più impenetrabile e spaventosa che non siano state al mio tempo le foreste della Germania, e fino a quel tempo nemmeno l’amor del guadagno aveva potuto determinare nessun mercante a penetrarvi”.

Precisamente, la Faggeta venne attraversata nel 310 a.C. dal generale romano Quinto Fabio Ruffiano, interessato alla conquista delle Valli del Tevere e della Tuscia cimina e nel 69 d.C. dall’Imperatore Sulpicio Galba. I resti d’insediamenti sia etruschi che romani, le armi e il vasellame rinvenuti, e ora custoditi nel museo Pigorini di Roma, sono un’ ulteriore testimonianza del fatto che questa zona fu effettivamente abitata fin dall’antichità.

Per tutto il Medio Evo fino agli inizi del XX sec. il bosco di Soriano fu utilizzato come pascolo per i suini.

Questa foresta seminaturale risale a 150M70 anni fa, è composta da circa 8087 piante di cui il 95 % è Fagus sylvatica L, mentre il restante 5% comprende Acer pseudoplatanus, Castanea sativa, Carpinus betulus, Prunus avium e da Quercus cerris.

Le grosse e fitte chiome delle piante danno origine a un soffitto naturale, con sporadiche zone esposte alla luce per la caduta degli alberi dando vita a un quadro che, colto nella sua interezza, crea un’atmosfera molto suggestiva donando all’ambiente un aspetto fiabesco.

•   Il sasso Naticarello
Si tratta di un enorme masso dalla forma ovoidale del peso di circa 250 tonnellate formato da lave acide ( saliche ), naturalmente in equilibrio su una superficie probabilmente generatasi dall’erosione. Noto nel dialetto locale anche come “menicarello” e “sasso menicante”, la sua peculiarità sta nella sua capacità di oscillare se sollecitato con una leva, mantenendosi comunque perfettamente stabile.


Tradizione e folklore: le Sagre


La Sagra delle Castagne


A Soriano nel Cimino, nei primi fine-settimana di ottobre, ha luogo la Sagra delle Castagne, che si apre con la benedizione dei cavalieri e degli arcieri di ciascuna contrada. Ce ne sono quattro: Papacqua, Rocca, S.Giorgio e Trinità.

La festa continua e si svolge in un susseguirsi di sfilate del Corteo Storico, rievocazioni storiche e manifestazioni varie ( fiere, banchi per la vendita di miele, dolci, nocciole e altri prodotti tipici, e oggetti d’artigianato ). Naturalmente a imperversare sono soprattutto le castagne, “vojole” in dialetto locale, arrostite sui fuochi negli enormi corvelli e distribuite gratuitamente ancora bollenti ai passanti.


La Sagra dell’Olio Novello ( dicembre )


E’ una iniziativa fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, essendo il territorio uno dei più importanti centri di produzione di olio extra vergine di oliva della provincia di Viterbo.

La sua alta qualità rappresenta un elemento di qualificazione e di sviluppo del settore agricolo locale.
Soriano celebra il suo olio nei borghi e nelle piazze con degustazioni guidate, stand enogastronomici, eventi folcloristici, spettacoli musicali e teatrali, convegni e incontri.

 

Siti archeologici


Roccaltìa


Collina a nord-est del massiccio Cimino, sopra la località Fornacchia, lungo la strada che porta a Viterbo, custodisce ai suoi piedi una necropoli di tombe a fossa e a grotta scavate nella roccia, di matrice etrusca e romana. La quantità di reperti archeologici presenti in quest’area è notevole, i resti di mura, strade, e pestarole sono una testimonianza della vita che una volta animava il centro. In realtà vi sono ancora dei punti da chiarire riguardo i ritrovamenti fatti in questo sito, su cui archeologi e studiosi locali stanno tuttora effettuando ulteriori ricerche e maturando nuove ipotesi allo scopo di creare un quadro meglio definito della zona. Tra le varie supposizioni fatte in merito, significativa è quella riguardante la possibilità che qui si trovasse il tempio a Giove Cimino, principale divinità romana dell’area sacra del Cimino. Il monte Cimino sembra ricorrere più volte nella mitologia classica, è il luogo dove si rifugiarono le ninfee Melissa e Amaltea dopo aver sfidato l’ira di Saturno per aver allevato, con il miele e il latte, il piccolo Giove nell’isola di Creta.


S. Cecilia


È situata nei pressi della valle di Fosso Castello, poco distante dalla strada che dalPOrtana conduce a Bomarzo. Anche qui, in mezzo a una ormai fitta boscaglia, vi sono resti di tombe antropomorfe, una piccola chiesa rettangolare di cui sono rimasti capitelli e altre parti in peperino recanti immagini floreali e zoomorfe.

Le tombe sono disposte a file o in ordine sparso, alcune sono scavate direttamente nella roccia, altre sono dei sarcofagi monolitici di peperino lavorati a parte e poi trasportati, probabilmente destinati a racchiudere i resti dei personaggi più in vista della comunità. Il notevole numero di sepolture in questa zona ha contribuito a conferirle il nome di “Cimitero vecchio”, oltre a quello di S. Cecilia, presumibilmente qui venerata.


S. Eutizio


Frazione poco distante da Soriano, prende il nome dalla chiesa dedicata a S. Eutizio, martire cristiano decapitato durante la persecuzione di Diocleziano ( 284 – 305 ) e originario di Ferento, dove era nato verso la metà del 111° secolo D. C. Dedicò la sua vita alla diffusione del Vangelo e prima di essere giustiziato fu sottoposto ad alcune delle torture più crudeli: la flagellazione, lo stiramento delle ossa e la frantumazione della bocca e dei denti. Dopo il martirio i suoi fedeli ne seppellirono il corpo in un terreno di sua proprietà, giusto nei pressi di Soriano, dove tante volte il santo aveva offerto rifugio ai perseguitati.

Presso la chiesa si possono visitare le catacombe di S. Eutizio, interamente ricavate nel tufo della collina. Quelle attualmente visibili sono costituite da due cripte vicine che in seguito erano state ampliate per creare una chiesa sotterranea attorno alla tomba del santo.

Il cimitero, creato dal martire stesso, fu oggetto delle devastazioni e delle incursioni delle popolazioni barbare, che lo ridussero a un cumulo di macerie. Venne riscoperto e studiato solamente nel tardo Ottocento, quando furono rinvenuti numerosi altri reperti.


Selva di Malano


È una vasta superficie in cui si alternano zone coltivate a tratti boscosi, si trova nei pressi della strada Vitorchiano – Pallone e la provinciale Ortana.

Questa zona archeologica è ricca di grotte naturali, che nell’era preistorica venivano utilizzate come rifugi, di resti di capanne e delle ormai immancabili pestarole. Tra il torrente Vezza e l’affluente Serraglio, vi sono molte tombe a fossa e a camera di forma antropomorfa, sempre ricavate nella roccia.

Di considerevole interesse è il cosiddetto Sasso del Predicatore.

Si tratta di un grande cubo monolitico di pietra vulcanica lavorata, sul lato sinistro è presente una scaletta scavata nella roccia che consente di salire fin sopra al masso, dove si trova un piccolo parapetto su cui è incisa una croce, probabilmente un riferimento ai punti cardinali. Il nome richiama la sua somiglianza a un pulpito, allora utilizzato per l’interpretazione degli astri e del volo degli uccelli allo scopo di individuarvi segnali ultraterreni.

Vi è anche un altro masso noto con lo stesso nome, che si trova sul lato sinistro del Serraglio. Di forma ovoidale con dieci scalini centrali, sulla sommità vi sono i resti di tre are, presumibilmente dedicate alla triade etrusca: Minerva, Giove e Giunone.

Degna di nota è anche la Tomba del Re e della Regina, un enorme blocco di roccia in cui è stata ricavata una stanza che ha sul pavimento due loculi di diversa grandezza.

 

Il Centro Astronomico dei Cimini


Il Centro Astronomico dei Cimini ( C.A.O. )sorge a 800 m in un luogo magnifico, che gode di una visuale osservativa e di una purezza atmosferica uniche.

Sono installati strumenti professionali muniti di ottiche modernissime, lavorate utilizzando i più sofisticati vetri a bassissima dilatazione termica e bassissima dispersione.

Il Centro è riconosciuto dalla Regione Lazio ed è tutelato dalla legge regionale contro l’inquinamento luminoso, con un raggio pari a 20 km, grazie al lavoro scientifico, didattico, divulgativo, pubblicistico svolto in questi ultimi 15 anni a livello internazionale sotto la guida attenta dell’astronomo Paolo Candy ( Direttore-Dottore in Astronomia-Scrittore-Inventore ).

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